Paolo Simoncelli ricorda ancora quel giorno del 2011 in Malesia, «quando varcai il cancello sul motorino per andare a vedere la gara, mi arrivò addosso un vento gelido che sapeva di morte. Mi sono detto «ca… lo vado a fermare». Ma mancava un minuto e non ce l’avrei fatta. Per cinque minuti, fino all’incidente, ho sentito che c’era qualcosa che non quadrava». Marco Simoncelli morì, e a suo padre resta un solo rimpianto: «Quell’asciugamano del c… che Marco teneva in testa al contrario sulla griglia di partenza in Malesia. Nelle corse tutti sono scaramantici. Ci sono dei gesti che ripeti perché ti danno serenità».
Ne parla al Corriere della Sera, dice che il suo team «Sic58» l’ha fondato «per non morire»: «Mi sono sentito impegnato, mi ha aiutato a pensare ad altro e questo per me è stato importantissimo».
E poi parla del futuro della MotoGp: «Questi americani mi hanno già rotto. Mirano a cambiare tutto, sembra che non vada bene niente di quello che abbiamo costruito. Vogliono togliere dai conteggi ufficiali i titoli vinti nelle categorie inferiori, contano solo quelli in MotoGp. Così mio figlio Marco, i Gresini o i Nieto sparirebbero. Vogliono cancellare la storia».
Oggi «i piloti già a 18 anni siano influenzati dai loro manager e che abbiano dei fisici da MotoGp. Dormono e mangiano come un Marquez, vanno in palestra 5 giorni su 7 quando non è necessario. E poi arrivano troppo tardi nel Motomondiale: il limite di età è stato alzato per gli incidenti mortali nel Cev (campionato europeo di velocità, ndr), ma bastava fare griglie meno piene. Ci fanno sentire inutili, per gli americani di Liberty il motociclismo non esiste. Vogliono solo lo spettacolo, ma allora che facciano un circo».
Marc Marquez? «Sapevo che era il più forte. Mi è sempre piaciuto, corre e pensa come mio figlio, non rinuncia mai e ci prova sempre. Se Marco non fosse morto, ci saremmo divertiti un botto. Sai che sportellate… Speriamo che si sia sistemato col cervello. Non era preparato a un compagno così forte. Pecco viene dal gruppo di Valentino e a forza di ascoltare tutte le cose che si dicono in quel gruppo ha sottovalutato Marquez. L’anno prima aveva perso il Mondiale vincendo 11 gare. Ha pensato. «Mi basterà solo cadere meno». Ma Marc in pista è una bestia e lo ha mandato in crisi».
R.T.



