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Pressione fiscale e povertà, smontiamo la disinformazione

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de diciembre de 2025
in Economía
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Pressione fiscale e povertà, smontiamo la disinformazione
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Nelle ultime settimane, gli argomenti di dibattito politico tra governo ed opposizione si sono concentrati principalmente su pressione fiscale e povertà; temi diventati il fulcro delle discussioni pubbliche, alimentando confronti accesi sia in Parlamento che sui media. Come spesso accade, però, le argomentazioni di chi ha l’intento di screditare il Governo, non hanno basi solide, ovvero si ricorre all’utilizzo della distorsione delle informazioni (o omissione di elementi di esse) al fine di «raggirare» le masse poco informate o che non approfondiscono. Ciò genera sentimenti di rabbia e odio nei confronti dei governanti, soprattutto da parte delle classi più deboli in gravi difficoltà finanziarie; mood che le opposizioni cavalcano servendosi dei sindacati per organizzare vere e proprie «sommosse a fini sovversivi» travestite da scioperi. Urge, pertanto, fare chiarezza, e «restituire la parola ai numeri».

La pressione fiscale

La formula per calcolare la pressione fiscale, che non si identifica soltanto con aumento o diminuzione delle aliquote, è alquanto semplice. Pertanto, considerando che da quando si è insediato l’attuale Governo le aliquote non sono aumentate, e che abbiamo circa 1 milione di posti di posti di lavoro in più (dati ISTAT), ad aumentare sono le entrate, ovvero imposte e contributi versati dai nuovi occupati; a ciò si aggiunga anche il recupero dell’evasione ed è così spiegato «l’aumento della pressione fiscale» che, oltretutto. Rispetto al 2022 (43,5%), è addirittura diminuita visto che il dato 2024 è del 42,6%. Il presunto aumento rispetto al 2023 è dell’1,2% ed è dovuto alle dinamiche poc’anzi descritte in aggiunta al fiscal drag (aumento dei redditi nominali dovuto all’inflazione da cui derivano aliquote IRPEF più elevate), ad un introito IVA maggiore ed aumento dei contributi sociali. Ergo… le cause dell’aumento della pressione fiscale non sono da ascrivere a politiche attive dell’attuale Esecutivo (la cui «colpa» è aver creato occupazione) bensì ai citati fenomeni. A questo punto è lecito pensare che i leader dell’opposizione siano «ignoranti» in materia o «bugiardi», delle due l’una perché la realtà è data dai numeri.

La povertà

Altro cavallo di battaglia del cosiddetto Campo Largo è la povertà, ovvero ciò che a detta di guru dell’economia e della finanza del Movimento Cinque Stelle, sarebbe stata «abolita». Anche in questo caso i dati smentiscono i Masaniello dell’allegra brigata che pur di racimolare qualche voto per «mandare a casa la Meloni» truffano (politicamente) gli elettori; veniamo al sodo. Nel 2012, quando fu mandato a casa Berlusconi da coloro che avrebbero dovuto «rimettere a posto, il Paese», la popolazione sotto la soglia di povertà era costituita da circa 2.6 milioni di individui pari al 4.4% dei residenti, nel 2022, ovvero dopo dieci anni di Governi dei «professori» (non legittimati da alcun Parlamento eletto, o da alcuna elezione vinta) abbiamo 5.7 milioni di italiani in condizioni di povertà assoluta che rappresentano il 9,7% della popolazione. Se la matematica non è un’opinione… durante i governi degli illuminati la povertà è raddoppiata; con quale faccia Elly & Co si presentano agli elettori addossando all’attuale Governo il problema della popolazione sotto la soglia di povertà? A titolo informativo, dal 2022 ad oggi l’indice di povertà è stabile con tendenza discendente. Ciò non è sinonimo di benessere o assenza di criticità; certamente, però, è un primo passo parte di un programma a lungo termine mirato a risollevare la Nazione intervenendo per gradi in tutti i settori; chi è all’opposizione dovrebbe apprezzare il lavoro di un Governo (i cui risultati finora raggiunti sono stati riconosciuti da tutto il mondo) anziché fomentare le masse sulla base di vere e proprie menzogne.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Purtroppo, siamo abituati all’infimo livello di coloro che si auto-definiscono «l’intellighenzia» di questo Paese e che hanno sempre dimostrato di agire allo stesso modo, ossia cercare di delegittimare e screditare gli avversari, con metodi leciti e non, diffondendo falsità ed avvalendosi di parte della magistratura e delle organizzazioni sindacali con l’intento di sovvertire la reale volontà degli elettori. Così hanno agito con Berlusconi, idem con Salvini, ora è il turno della Presidente Meloni, lo spartito è sempre lo stesso e la musica non cambia. Ciò che manca in gran parte degli italiani, sfortunatamente, è la cultura di base, la corretta informazione e l’accettazione dell’esistenza di individui che hanno vedute differenti. Fenomeni come questi, unici, ovvero di leader che addirittura diffamano all’estero il Governo della propria Nazione, derivano dall’assenza di princìpi basilari dell’etica e della responsabilità che comporta il diritto di voto che, personalmente, garantirei previo esame perché il voto è come un’arma e per poter esercitare questo diritto senza far danni bisogna dimostrarlo.

Antonino Papa

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