LA CELESTE PATRONA DI TUTTI GLI EMIGRANTI
Il calendario cristiano la ricorda il 22 dicembre, anno della sua beatificazione. Quel giorno è però anche la data di nascita di una donna che negli Stati Uniti sarebbe diventata la più pia delle migranti italiane, costantemente dedita all’apostolato tra i più umili lavoratori sbarcati sul molo di New York.
Maria Francesca Cabrini nacque a Sant’Angelo Lodigiano il 15 luglio del 1850, decima degli undici figli di Agostino Cabrini e Stella Oldini e in una famiglia segnata dalla grande devozione cristiana. Di origini umili (nonostante il cugino del padre fosse Agostino Depretis, futuro presidente del Consiglio), Francesca superò insieme alla famiglia molti lutti e privazioni ed ebbe nella sorella Rosa la prima educatrice e maestra. Per Francesca la sorella rappresentò un vero e proprio modello educativo tanto da incoraggiarla a intraprendere gli stessi studi. La lettura serale degli Annali della Propagazione della Fede l’appassionò alla storia dei missionari e pian piano iniziò a fare breccia nei propri progetti. Iscrittasi alla Scuola Normale Femminile di Arluno, in collegio conobbe da vicino la vita della Beata Teresa Eustochio Verzeri, fondatrice delle Figlie del Sacro Cuore, e fu ammessa alla lettura dei suoi scritti e all’esperienza della vita religiosa. Diplomatasi maestra elementare nel 1868 Francesca lasciò Arluno e tornò a Sant’Angelo dove compì la sua prima esperienza di insegnamento elementare.
A Vidardo ebbe modo di farsi amare e conobbe don Antonio Serrati, il futuro parroco di Codogno, che avrebbe dato una svolta alla sua vita.
Tra il 1870 e il 1872 la ragazza conobbe gli anni più difficili della sua gioventù. La morte quasi contemporanea dei genitori e una terribile epidemia di vaiolo segnarono profondamente i progetti di Francesca. Ripresasi senza tangibili segni dal vaiolo, Francesca decise di consacrare la sua vita all’apostolato e trasferitasi a Codogno visse lì i suoi primi anni di avvicinamento alla vita religiosa. Dopo un turbolento periodo legato alla nascita di un’istituzione collegiale, Francesca fondò insieme a sette consorelle l’istituto delle Salesiane Missionarie del Sacro Cuore: la religiosa aveva solo trenta anni ma una volontà di ferro e la vita di San Saverio come proprio riferimento. E in suo onore assunse il nome di Francesca Saverio.
Nominata superiora-generale del Nuovo Ordine, mantenne la carica fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1917, ma non poté trasformare in realtà il sogno di vivere l’apostolato missionario in Cina. Papa Leone XIII decise per lei infatti la sede di New York e nella metropoli americana incontrò l’arcivescovo Michael Corrigan che le permise di aprire un orfanatrofio per bambini emigranti italiani in West Park (quell’orfanatrofio oggi è conosciuto come Casa di Santa Cabrini). Dopo pochi mesi, nel 1890 madre Cabrini fondò a due ore di auto da New York un noviziato trasferendovi anche l’orfanatrofio.




Nel 1891 madre Francesca Saverio Cabrini arrivò in Nicaragua, invitata da Elena Arellaro, nobile e pia signora, e accettò la donazione di una sua casa per fondarvi un collegio religioso . In quello stesso anno Francesca intraprese un viaggio via terra verso gli Stati Uniti, e incontrò numerosi indigeni. A New Orleans però visse da vicino una della pagine più cupe dell’emigrazione italiana: il linciaggio di 11 connazionali. Il dolore e lo sdegno vennero sostituiti presto dalla forza di volontà e nel giro di pochi mesi la religiosa lodigiana aprì un’altra casa apostolica per accogliervi gli emigranti italiani e i neri che vivevano in condizioni disumane.
Fondatrice del “Columbus Hospital” (aperto il 17 ottobre 1892 ) di New York, si spostò a Panama e a Buenos Aires per aprire nuovi istituti. Barcellona, Parigi , Londra , Chicago , Scranton (Pennsylvania ) Newark ( New Jersey) Madrid, Bilbao, Rosario (Argentina), Liverpool vedranno negli anni la presenza di madre Francesca Cabrini e la nascita di scuole e istituti mentre nel 1902 fu invitata dal Vescovo di Denver a fondare in quella città del Colorado una missione fra i nostri emigrati. Fu accolta come una benedizione dal Vescovo, Monsignor Matz, e dalla colonia italiana. La scuola, aperta presso la parrocchia di Palmer Avenue, fu invasa da un numero sempre crescente di bimbi.
L’esperienza in Colorado rappresentò un’altra tappa fondamentale della vita di Santa Francesca Cabrini. Sono questi gli anni in cui la missionaria iniziò l’apostolato tra i minatori, scendendo nei pozzi e portando la sua parola di conforto a uomini che vivevano nel continuo pericolo di rimanere sepolti nelle viscere della Terra.
Dopo aver aperto altri orfanotrofi e ospedali, a New York e Chicago, la missionaria italiana si spostò a Seattle, sulle rive dell’ Oceano Pacifico per fondare un nuovo orfanotrofio per poi spostarsi nuovamente, destinazione Rio de Janeiro, nel 1909. Qui combatté la sua seconda battaglia contro il vaiolo, salvando molte alunne e suore dal terribile contagio.
Minata nella salute, suor Francesca tornò per l’ultima volta in Europa nel 1912 e viaggiò come cittadina americana (ricevette infatti la cittadinanza americana nel 1909). Ultima tappa del suo pellegrinaggio apostolico fu il Columbus Hospital di Chicago dove morì il 22 dicembre 1917, a 67 anni di età. Il giorno prima aveva confezionato i dolci per i bambini della scuola: il suo ultimo atto d’amore.
L’apostola della fede lasciò in eredità 67 fondazioni, disseminate tra l’Europa e l’America, e un “esercito” formato da 1300 suore missionarie. Nel 1926 sei suore cabriniane raggiunsero la lontana Cina e nel 1927 vi fondarono la prima missione realizzando il sogno che fu di Madre Cabrini.
Tumulata in West Park, a New York, il suo corpo fu riesumato nel 1931 e custodito in una cassa di vetro nell’altare del St. Frances Cabrini Reliquarium, di Fort Washington, a nord del Bronx . La strada che conduce al reliquario fu ribattezzata in suo onore, Cabrini Boulevard, ed è stata testimone di lunghe processioni giornaliere di fedeli che si recavano a pregare la “Santa lombarda”.
Madre Cabrini venne beatificata il 13 novembre 1938 da papa Pio XI e canonizzata da Papa Pio XII il 7 luglio 1946; nel 1950 lo stesso Pontefice la proclamò “Celeste patrona di tutti gli emigranti”



