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Home Ecología

I calamari sono un pericolo per i consumatori?

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
18 de diciembre de 2025
in Ecología
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I calamari sono un pericolo per i consumatori?
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Il test del DNA effettuato sui campioni di calamari a Bruxelles e a Milano, effettuato per uno studio di Oceana hanno rivelato che la maggior parte dei prodotti a base di calamari proviene da acque geograficamente lontane, sollevando preoccupazioni per possibili legami con la pesca illegale e con le violazioni dei diritti umani dei pescatori. Come soluzione, Oceana chiede di rafforzare le norme UE per i consumatori su tutti i prodotti ittici, al fine di tutelare i cittadini e l’oceano. Lo studio di Oceana ha preso in esame 100 prodotti a base di calamari provenienti da supermercati, pescherie e ristoranti di Milano. L’analisi del DNA ha dimostrato che 27 dei 30 prodotti freschi e congelati campionati fornivano alcune informazioni quali la specie o il luogo di cattura, ma solo la metà era pienamente conforme ai requisiti UE in materia di etichettatura dei prodotti ittici. Tra i prodotti a base di calamari preparati e conservati, come i calamari pastellati, quasi il 60% non riportava informazioni sulla specie o sul luogo di cattura, una percentuale significativamente inferiore rispetto ai prodotti freschi e congelati. Nei ristoranti, solo il 28% era in grado di indicare la specie o il luogo di cattura dei calamari serviti, anche quando il personale veniva interrogato direttamente. Per i prodotti che richiedono l’informazione per i consumatori, i risultati mostrano che, sebbene Milano ottenga risultati migliori di Bruxelles nell’etichettatura dei prodotti a base di calamari, la conformità alle norme UE è ancora discontinua. La maggior parte dei calamari presenti sul mercato italiano proviene dalla Spagna, il più grande importatore di calamari dell’UE. Oceana ha scoperto, attraverso analisi del DNA, che la maggior parte proviene dalle acque lontane dell’Atlantico sud-occidentale, con almeno l’85% dei calamari provenienti da acque non europee. Alcuni di questi calamari, come il calamaro volante gigante, provengono anche da regioni come il Pacifico sud-orientale, dove alcune flotte operano in condizioni di scarsa gestione, scarsa trasparenza e casi documentati di lavoro forzato e pesca illegale, a seconda del Paese che ha catturato i calamari e controlla le navi. I risultati dell’indagine di Oceana evidenziano gravi lacune nell’etichettatura dei prodotti ittici e dimostrano l’urgente necessità di modificare le norme in materia. Infatti, la legislazione dell’UE attualmente impone un’etichettatura di base per il pesce fresco e congelato, che includa la specie, la zona di cattura e gli attrezzi da pesca, ma ciò non si applica alla maggior parte dei prodotti preparati e conservati, come gli anelli di calamaro impanati, o ai cibi serviti nei ristoranti e nella ristorazione collettiva.

Oceana chiede che il regolamento sia modificato per garantire:

  • informazioni di base obbligatorie (specie, origine, attrezzi da pesca, metodo di produzione) per tutti i prodotti ittici, compresi quelli preparati e conservati;
  • requisiti di etichettatura per il settore della ristorazione, compresi ristoranti, alberghi e catering collettivi;
  • divulgazione dello Stato di bandiera per i prodotti ittici selvatici, identificando il paese di registrazione del peschereccio.

Le etichette alimentari consentono ai consumatori di fare scelte informate e permettono alle autorità, ai ricercatori, alle ONG e ai giornalisti di verificare l’origine dei prodotti e le pratiche utilizzate. Senza l’etichettatura obbligatoria, la tracciabilità viene meno e si perde la responsabilità. La trasparenza dovrebbe essere un requisito minimo per tutti i prodotti alimentari, compresi i prodotti ittici, indipendentemente dal luogo in cui vengono venduti.

Luca Serafini

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