Di solito interpretiamo la sofferenza attraverso parametri antropocentrici, spesso molto vistosi: il grido, la contrazione muscolare, l’emozione cosciente. Tuttavia, nel regno vegetale vige un sistema di nocicezione (la capacità di rilevare stimoli dannosi) radicalmente diverso, non udibile direttamente dall’orecchio umano ma altrettanto immediato, basato su segnali biochimici ed elettrici piuttosto che neuronali. Le piante, prive di sistema nervoso centrale, non elaborano il «dolore» come esperienza soggettiva, eppure la loro risposta agli stimoli ambientali rivela una sofisticata rete di rilevamento sensoriale-percettivo e una rapida segnalazione sistemica. In particolare molte ricerche ci danno indicazioni sul fatto i vegetali che in qualche modo percepiscono dolore e disagio. Infatti quando un loro tessuto viene leso, la risposta è pressoché istantanea, dal momento che partono una cascata di segnali (spesso mediata da ioni Calcio) che può viaggiare all’interno della pianta a velocità comprese tra 1 e 2 millimetri al secondo. In seguito a un danno meccanico, la pianta sintetizza ormoni dello stress come il Metil Jasmonato o l’acido salicilico. Quindi le piante non urlano, ma emettono subito GLV (Green Leaf Volatiles), composti volatili delle foglie verdi, che tra l’altro producono vari effetti pratici. Infatti queste molecole volatili non servono solo a rendere la pianta «cattiva» al gusto per i predatori (producendo inibitori della proteasi), ma viaggiano nell’aria avvisando le piante limitrofe, che attivano preventivamente le loro difese immunitarie prima ancora di essere attaccate. Tra l’altro ricerche recenti hanno confermato che le piante non sono sorde, tanto che ormai si parla di bioacustica vegetale. Piante come la Arabidopsis thaliana distinguono le vibrazioni causate dal vento (sotto i 10-40 Hz) o dalla pioggia, da quelle specifiche generate dalla masticazione di un bruco (con frequenze e ritmi ben definiti). Per esempio in risposta alle vibrazioni di un bruco di Pieris rapae (una delle varie specie di farfalla Cavolaia) il vegetale aumenta la produzione di oli di senape (glucosinolati), sostanze tossiche per l’insetto, incrementando la concentrazione difensiva fino al 20-30% rispetto alle piante non esposte al «rumore».
Armando Gariboldi



