Ora Donald Trump sfida Zelensky. In una lunga intervista pubblicata da Politico, il tycoon affronta diversi aspetti della guerra in Ucraina, della leadership europea e del ruolo di Kiev nei negoziati con Mosca. Il presidente statunitense sostiene che in Ucraina sia necessario tornare alle urne, osservando che il conflitto viene utilizzato come motivo per rinviare il voto: «Penso che sia un momento importante per indire le elezioni. Stanno usando la guerra per non indire le elezioni, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa scelta. E magari vincerebbe Zelensky. Non so chi vincerebbe. Ma non hanno elezioni da molto tempo». A suo giudizio, l’assenza di consultazioni porta a una contraddizione con i principi democratici: «Parlano di democrazia, ma si arriva a un punto in cui non è più una democrazia».
Nell’intervista, Trump si sofferma anche sulla posizione del presidente ucraino, sostenendo che deve modificare l’approccio ai negoziati: «dovrà darsi una mossa e iniziare ad accettare le cose» perché, afferma, è ciò che accade «quando stai perdendo, e lui sta perdendo». Una parte dell’intervista è dedicata al giudizio sui partner europei. Trump li descrive come privi di iniziativa: «penso che siano deboli», pur attribuendo la loro cautela alla volontà di apparire «politicamente corretti». Sostiene che l’Europa non stia gestendo efficacemente la situazione in Ucraina: «Penso che non sappiano cosa fare, l’Europa non sa cosa fare», e individua nella Russia l’attore con la posizione negoziale più solida: «Non ci sono dubbi. È la Russia. È un paese molto più grande. È una guerra che non sarebbe mai dovuta accadere».
Trump dichiara di conoscere personalmente molti leader europei, esprimendo valutazioni nette: «Li conosco davvero bene… alcuni sono amici. Alcuni sono a posto. Conosco i buoni leader. Conosco i cattivi leader. Conosco quelli intelligenti. Conosco quelli stupidi. Ce ne sono anche di veramente stupidi. Ma non stanno facendo un buon lavoro». A suo avviso, l’Europa «parla troppo» e non contribuisce in modo concreto al sostegno dell’Ucraina. Le sue critiche si estendono anche ai temi migratori, definiti «un disastro», con l’avvertimento che a suo giudizio una parte del continente rischia di diventare non più «sostenibile». Nonostante ciò, Trump dichiara di auspicare un’Europa forte, spiegando: «Non ho una visione per l’Europa… Tutto ciò che voglio vedere è un’Europa forte», e aggiunge di basare le sue valutazioni su analisi e informazioni riservate: «Ricevo resoconti che non vedrete mai».
Alle osservazioni del presidente statunitense replica la Commissione europea. Interpellata dai giornalisti, la portavoce Paula Pinho evita commenti diretti, ma precisa: «siamo molto orgogliosi e grati di avere leader eccellenti, a partire dalla leader di questa istituzione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen». La portavoce aggiunge che «il sentimento di milioni di europei è chiaro: siamo orgogliosi dei nostri leader».
Nel frattempo, Zelensky intensifica i contatti con i partner occidentali. L’obiettivo è costruire un fronte comune in risposta alle critiche ricevute da Trump, che ha giudicato il suo atteggiamento verso i negoziati «deludente». A Londra, il presidente ucraino incontra Keir Starmer, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, prima di recarsi a Bruxelles per i vertici Nato ed europei, e successivamente a Roma per un colloquio con Giorgia Meloni. Zelensky insiste sull’importanza della coesione fra gli alleati, sottolineando che «l’unità» resta fondamentale.
Macron, durante gli incontri, evidenzia che il punto centrale è allineare le posizioni con Washington: «Il problema principale è la convergenza con gli Usa». Un confronto a quattro tra Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina consente di proseguire il «lavoro comune» sul piano americano, cercando di integrarlo con contributi europei. L’Eliseo conferma che la discussione proseguirà nei prossimi giorni in coordinamento con Kiev. Von der Leyen ribadisce la proposta di utilizzare gli asset russi congelati per aumentare la pressione economica su Mosca.
Zelensky cerca di chiarire le sue posizioni anche rispetto alle dichiarazioni di Trump sulla proposta negoziale statunitense. Il presidente americano sostiene che «stiamo parlando con Putin e con i leader ucraini, incluso Zelensky», aggiungendo: «sono un po’ deluso che non abbia ancora letto la proposta». Zelensky replica affermando di aver preferito un approfondimento diretto, evitando comunicazioni potenzialmente intercettabili. Da Kiev emerge la preoccupazione che il negoziato possa sfociare in pressioni per cedere territori. Una fonte ucraina sintetizza così l’impasse: Putin «non vuole stipulare un accordo senza territorio», e gli Stati Uniti «stanno facendo pressioni» in questa direzione.
Il presidente ucraino ribadisce di non avere alcuna legittimità per rinunciare a parti del Paese: Kiev, afferma, non dispone di «titoli legali o morali» per farlo. Quanto alle garanzie di sicurezza, Zelensky sostiene un modello ispirato all’articolo 5 della Nato. A Londra, i leader europei manifestano sostegno: Starmer assicura che «non ci sono pressioni» per accettare il piano americano, mentre Merz esprime «scetticismo» su alcune proposte. Macron sottolinea che l’Europa «ha molte carte in mano» grazie anche all’impatto delle sanzioni sulla Russia.
La giornata del presidente ucraino prosegue con una videoconferenza con diversi alleati, tra cui Meloni, che ribadisce la centralità dell’allineamento euroamericano. A Bruxelles si svolgono incontri con Mark Rutte, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, in un contesto in cui l’ipotesi di utilizzare gli asset russi per finanziare Kiev sembra ottenere nuovi consensi. Zelensky anticipa che, se ci sarà apertura da parte di Trump, è «pronto a volare negli Stati Uniti».
Da Mosca arrivano segnali contraddittori. La portavoce Maria Zakharova afferma che la nuova strategia di sicurezza americana consente la «ricerca di un terreno comune», mentre Dmitry Peskov esclude la preparazione di un incontro tra Trump e Putin prima del 2026. Nel frattempo, la procura federale russa annuncia l’incriminazione di decine di figure politiche e militari ucraine per «genocidio» dei russofoni nel Donbass, includendo anche l’ex presidente Petro Poroshenko ma non Zelensky, lasciando aperto un potenziale margine negoziale.
Franco Lodige,



