Il governo del Niger ha annunciato che venderà sul mercato internazionale l’uranio prodotto da Somaïr, filiale del gruppo francese Orano nazionalizzata da Niamey a giugno. Somaïr, acronimo di Société des mines de l’Aïr, era detenuta al 63,4% da Orano e al 36,6% dallo Stato del Niger. Orano ne ha perso il controllo operativo. L’estrazione dell’uranio in Niger è al centro di un braccio di ferro tra il governo, al potere dopo un colpo di Stato perpetrato nel luglio 2023, e Orano. Una vicenda che illustra le tensioni tra l’ex potenza coloniale francese e i militari autori del golpe. Questi hanno già manifestato la volontà di rivolgersi a nuovi alleati, come l’Iran o la Russia, mentre Mosca ha espresso già a luglio interesse per l’uranio del Paese africano. «Il Niger, con dignità, mette sul mercato internazionale la propria produzione», ha dichiarato un giornalista della televisione di Stato Télé Sahel, riportando affermazioni rese di recente dal capo del governo, il generale Abdourahamane Tiani. Secondo il media, l’ufficiale ha rivendicato «il diritto legittimo del Niger di disporre delle proprie risorse naturali, di venderle a chi desidera comprarle, secondo le regole del mercato, in totale indipendenza». Orano aveva ufficializzato nel dicembre 2024 la perdita del controllo operativo delle sue tre filiali minerarie in Niger: la miniera della Somaïr, quella della Cominak (chiusa dal 2021) e il giacimento di Imouraren. Quest’ultimo è uno dei giacimenti di uranio più importanti al mondo, con riserve stimate a 200mila tonnellate. Niamey aveva revocato a Orano il suo permesso di sfruttamento. A giugno, la giunta militare ha annunciato la nazionalizzazione della Somaïr.
Fausto Diaz



