«Non vogliamo né la pace degli schiavi, né la pace delle colonie»: lo ha detto il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, nella serata di ieri nel corso di un evento pubblico a Caracas. Il presidente si è fatto riprendere anche mentre ballava e cantava insieme ai partecipanti. Parole e toni che la stampa statunitense oggi interpreta come una risposta all’omologo Donald Trump, impegnato in quel momento in un vertice con funzionari di alto livello per discutere la strategia militare da perseguire in Venezuela. Del meeting non sta trapelando molto dai media locali ma, come evidenzia l’emittente Cnn – critica nei confronti dell’attuale amministrazione – la questione sembra in grado di trascinare Trump in un pantano: da un lato, il suo esecutivo e le Forze armate sono travolte dallo scandalo degli attacchi alle imbarcazioni nel Pacifico – oltre venti, con decine di morti – nel quadro di «operazioni contro i narcotrafficanti». Sono emerse però evidenze di un peschereccio che, a settembre, sarebbe stato colpito ben due volte e i sopravvissuti uccisi nel secondo raid, facendo configurare il rischio di un crimine di guerra.
I democratici puntano il dito contro l’ex conduttore di Fox News e attuale segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusato di aver dato l’ordine del secondo attacco, e ne chiedono le dimissioni. L’ex anchorman finito nella bufera anche per un post su X in cui domenica scorsa – in piena bufera politica – ha «sponsorizzato» un finto libro per bambini dal titolo ‘Franklin targets narco terrorists’ (‘Franklin spara ai narco-terroristi’), accompagnato dal commento «Per la tua lista dei regali di Natale…». L’editore della celebre serie di racconti per bambini ha denunciato l’uso non autorizzato del protagonista Franklin the Turtle, condannando anche il messaggio che l’immagine fake promuove. Sebbene la questione stia creando imbarazzi e spaccature anche all’interno dei repubblicani, in difesa di Hegseth si è espressa ieri la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, confermando secondo l’agenzia Axios la «legalità» dell’operazione di settembre e sostenendo che l’aggressione è stata diretta da un ammiraglio della Marina militare, e non da Hegseth.
D’altro canto, per Trump un atto di forza militare in Venezuela potrebbe costare caro: al presidente Maduro, prosegue la Cnn, sarebbero state date «alcune opzioni» per uscire di scena pacificamente, ma il leader venezuelano non sembra intenzionato a cedere, portando a un «logoramento interno» alla Casa Bianca, mentre «un’invasione su larga scala» sembra ancora «imprensabile». «Un’ipotesi- riferisce ancora l’emittente – è che l’amministrazione Trump abbia sottovalutato la solidità della base di potere di Maduro – un errore ricorrente per i governi statunitensi nel corso degli anni, che speravano di assistere al crollo dei rivali totalitari nei Paesi nemici». Maduro forse «spera che Trump perda la pazienza, inizi a cercare colpevoli nella sua cerchia ristretta e cerchi una via d’uscita personale». Resterebbe dunque l’atto di forza, su cui si esprime oggi anche il noto commentatore della Fox Hugh Hewitt: «Qualunque cosa il presidente Donald Trump intenda fare con il dittatore venezuelano Nicolas Maduro, verrà fatta senza l’esplicita autorizzazione del Congresso che alcuni vorrebbero, ma che è anche superflua». Il giornalista ricorda gli articoli della Costituzione che riconoscono al presidente degli Stati Uniti anche il ruolo di «comandante in Capo dell’Esercito e della Marina degli Stati Uniti», evidenziando però al tempo stesso che «se al Congresso non piacciono gli ordini di Trump, può agire, ma finora non lo ha fatto».
Alessandra Fabbretti



