Unipol apre la sua nuova sede a Bruxelles per avere un ruolo nell’Unione per i risparmi e degli investimenti lanciata da Commissione europea dopo la pubblicazione del rapporto speciale sul Mercato unico di Enrico Letta. Il gruppo chiede che vengano rimossi gli ostacoli che impediscono al settore assicurativo, forte dei suoi oltre 9,6 trilioni di euro di capitale gestito, di sfruttare il suo «capitale paziente». Tra questi il cosiddetto Danish Compromise, che permette alle banche un trattamento prudenziale di favore sulle loro partecipazioni assicurative, e che non riguarda le compagnie assicurative quando queste ultime detengono partecipazioni bancarie. Anche per dare peso a questa richiesta Unipol ha organizzato al Parlamento europeo un convegno sul ruolo delle assicurazioni per la crescita della competitività europea, ospitato dalle vicepresidenti dell’Eurocamera, Antonella Sberna (FdI) e Pina Picierno (Pd). Il Gruppo vuole giocare un ruolo nell’orientare gli investimenti, sostenere la crescita, la stabilità finanziaria e la protezione sociale. Il settore gestisce strumenti di risparmio e previdenza, che possono orientare risorse verso infrastrutture, innovazione e sostenibilità, contribuendo alla stabilità dei mercati e alla resilienza economica. Per sostenere la sfida dell’Europa nei confronti delle altre grandi economie globali il settore assicurativo ha bisogno di un quadro normativo coerente e competitivo, in grado di garantire pari condizioni operative ed eliminare asimmetrie regolamentari che creano condizioni di svantaggio competitivo, con effetti distorsivi sulla concorrenza e sul buon funzionamento del mercato unico. «La strada per arrivare a una vera Unione europea che possa competere con economie mondiali è ancora lunga, ma necessaria: nei mercati serve avere dimensione importante o si rischia di restare marginale nelle sfide economiche e nella definizione degli equilibri geopolitici», ha detto l’amministratore delegato del gruppo Unipol, Carlo Cimbri, parlando a margine del convegno a Bruxelles. «Dalla velocità con cui verrà consolidata la costruzione europea dipenderà il futuro delle prossime generazioni», ha detto.
Alessio Pisanò



