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SARÀ IMPOSSIBILE TROMB**E

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
24 de noviembre de 2025
in Italia, Política
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SARÀ IMPOSSIBILE TROMB**E
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Sono tempi duri, molto duri, durissimi per chi ancora si ostina a trombare, però non nel senso che ci vorrebbe ma nell’altro, che è già complicatissimo adesso, poi con la nuove legge GiorgiaLella diventa praticamente impossibile. Io lo sapevo che, dai e dai, ce l’avrebbero fatta a toglierci pure ‘sto vizio, come l’automobile, la sigaretta, le bibite gassate, i caloriferi, mangiare un po’ come cazzo ci pare, per non dire di curarci, siringarci, vestirci, circolare: ci deve pensare lo Stato, anche in camporella o sul materasso, e vale sempre l’aneddoto di Nicola Porro che torna in scooter dal Palatino e una vigilessa ragazzina: Ahò, andocazzo credi d’annà. Impensabile nell’Italia del post boom anni Settanta, regolare oggi. Ma non divaghiamo, non ci allarghiamo, absit injuria verbis: a me ‘sta legge draconiana «bipartisan» sulle trombate, che la chiamano contro la violenza ma è semplicemente contro l’atto, riproduttivo e non, mi fa venire in mente Amici Miei: l’usuraio Savino Capogreco che prima dà il consenso ad abbuonare i debiti del Mascetti in cambio di una fetta di culo, poi a trapianto ricevuto si pente, ci ripensa e «io ‘un ho firmato niente, niente, e poi non ci stavo con la testa, ero spaventato, ma vussiete dei delinquenti, mi avete ricattato». Ecco, col «consenso libero attuale e informato» andrà precisamente così: le ragion politiche le abbiamo già riassunte altrove, qui ci avventuriamo in uno scenario distopico sulla topa: metti che incontri una che ti piace, le piaci, si esce a cena, si fan quattro moine tattiche, di studio, zan zan zan, si arriva al momento topico: sei lì che parti di limonata ma subito ti blocchi, ah, no! Il consenso, ci vuole il consenso: firma qui, amor mio, ti spiace? A quel punto ripartire di lingua fa l’effetto di un soufflè spatasciato, ed ha lo stesso gusto. E perché, l’appoggio in profondità vero e proprio? Ma dico io, ma come si fa a lanciarsi contemporanemente formalizzando il consenso attuale e libero e informato? Sesso psicoacrobatico, da foro ma interno: mentre sei lì che fai zum zum zum ti filmi che dai e ricevi il permesso, così è garantito che vai pure a finire nei siti patriarcali gestiti da donne. Perché più perversione non c’è, scusate. Anzi, no, qua siamo oltre la perversione, siamo al voyeurismo burocratico, notarile. Roba forte. Dura. Calda. Poi non si capisce, ma sicuramente provvederanno con emendamenti ad hoc, quale e quanto consenso occorra: cioè basta una dichiarazione filmata o serve anche la firma vidimata e autenticata? E quante di quelle volte? Tipo quando vai in banca e ti fanno aggiornare il tuo profilo anagrafico che uno non capisce mai a cosa cazzo serva, visto che dall’ultima volta non hai cambiato né sesso, né età, né indirizzo, né fortuna, niente, ma lo devi fare e per 40 fogli di vaniloquenti scartoffie devi siglare l’autografo, sezione dopo sezione, riga su riga, pagina per pagina, che alla fine hai l’arto anchilosato e non sai più come fare a farti la tua firma. Cioè tu sei lì che assapori le delizie del sesso creativo, sfrenato, la confidenza somma, l’estasi, dammi tutto, chiedimi tutto, solo tu, per sempre tu, adesso puniscimi, travolgimi, esaltami ma intanto, zac, una firmetta, please, poi cambi posizione, e zac, ‘n’altra, poi vari di pratica, zac zac, doppia firma: firma a 69, a pecorina, a missionaria, a fiamma, a falce e martello. E dichiarazione contestuale, firmata e filmata, giuro che non mi sta violentando, non vi preoccupate, va bene così, grazie. Libidine, doppia libidine, libidine coi fiacchi. Perché una roba così, ammoscia pure un toro da monta. Ma dai su. Ma di tanta speme questo oggi ci resta? Questo sesso non sesso, liofilizzato, acconsentito, vidimato, obliterato e non timbrato? Il legislatore è deficiente. Oppure malvagio. Perverso, ma nel senso sbagliato. Cosa va consentito, e se non è formalissimamente consentito diventa pretesto di galera? Tutto! Dallo sguardo al complimento, dal bacetto alla carezza anche non lasciva, alla portiera della macchina galantemente aperta (ma ormai chi lo fa più?), all’invito fatale, vuoi salire a vedere la mia collezione di firme consensuali? E mica basta, ma quando mai, perché c’è sempre la riserva per cui una può ripensarci, magari in quel momento sarebbe pure d’accordo, ma poi va a casa, si fa le menate, si ritrova il partner ufficiale davanti, le piglia il rimorso (seh, vabbè), si guarda allo specchio, ah, non mi era mai successo, è la prima volta (e come no?), insomma che c’è di più facile che uscirne con la verità alternativa: si è approfittato di me, ero debole, confusa, piccola e fragile (Drupi), io vorrei non vorrei ma se vuoi… (Lucio Battisti)? Morale della favola, ma che disastro io mi maledico, ho scelto una indecisa per amico. Eh, in macchina ci sono stata, in albergo pure, ma poi ci ho pensato su e ho deciso che mi hai fatto violenza. Eccola là, la sindrome del sor Savino. E state pur tranquilli che basta e avanza a una condanna, a maggior ragione se il giudice casualmente è donna. Risultato: un grandissimo casino che non scongiurerà gli abusi e le violenze propriamente dette, le farà naufragare nel mare procelloso ma giammai porcelloso dei pretesti, i dubbi, le ripicche, i dispetti, le gelosie, le recriminazioni, le percezioni. Non è così che si stronca la barbara pratica delle violenze: basterebbe applicare la legge che c’è, quella penale sopra di te e quella morale dentro di te, condita da quella sacrosanta faccenda, da maneggiare con cura ma terribilmente efficace, del disprezzo sociale: no come oggi, che chi abusa o si prostituisce diventa un personaggio da sabato sera o da Gintoneria (e tutti lo perdonano, lo indulgono, lo mitizzano). Basterebbe che i bastardi che si approfittano davvero, che commettono violenza davvero, pagassero davvero e pagassero con la stessa moneta (sarà pure legge del taglione, ma quando decenza e giustizia si spappolano non resta altro, e non è colpa nostra). Invece la soluzione è sempre la solita: sfornare leggi sempre più psicopatiche per risolvere situazioni sempre più incomprensibili. Sfuggite al controllo. Più si regolamenta il sesso privato, più tracima quello commerciale, consumistico, della rete. Immaginatevi da domani i videohard: due che cavalcano furiosamente e ogni 5 secondi si interrompono, anche noi prestiamo il consenso libero attuale. Questo delirio si chiama populismo del potere, ed è un potere condiviso, tanto per cambiare, nell’autoritarismo anche mentale, nella libertà di scelta, nella sfera psicoerotica. Terribili tempi stiamo vivendo e neppure più ce ne rendiamo conto. Ma tanto era chiaro che ci avrebbero tolto anche il sogno, dopo la realtà. Diceva il conte Mascetti al secondo salvataggio lombare del sor Savino: «Oh! Io un pezzo di culo ce lo metto, ma stavolta prima si passa dal notaio, eh!».

Max Del Papa

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