Diciassette donne migranti e 24 bambini – a partire da un anno d’età – risultano rinchiusi da giovedì scorso in un centro di detenzione illegale nel quartiere di El Ouardia, nel centro di Tunisi. Un video girato all’interno della struttura mostra che si tratta di persone di origine subsahariana: lo conferma all’agenzia Dire il marito di una donna, che ha con sé una bambina piccola, allarmato perché non hanno nessuna assistenza legale né sono state visitate da operatori umanitari. Secondo la fonte, «potrebbero essere respinte oltre frontiera e abbandonate nel deserto in qualsiasi momento». La redazione ha contattato anche una ong della società civile tunisina che si sta occupando del caso. Il referente chiede di mantenere l’anonimato, per se stesso e per l’organizzazione, a causa dei «pesanti atti persecutori che subisce dalle autorità chi aiuta i migranti». Secondo la fonte, «diversi responsabili di ong sono in carcere mentre di recente due delle principali organizzazioni tunisine, l’Associazione delle donne democratiche e il Forum per i diritti economici e sociali (Ftdes), sono state sospese da ogni incarico per 30 giorni». «La situazione è grave- riferisce l’operatore- perché è la prima volta che assistiamo all’arresto di un numero così grande di donne nonché di minori soli, senza genitori. Il centro di Ouardia è tristemente noto per la detenzione dei migranti, perlopiù uomini». Il referente spiega che quel centro non ha alcuno status giuridico, non è indicato su Google Maps e nessuna organizzazione umanitaria vi ha accesso. «Nel 2020- prosegue la fonte- un gruppo di associazioni ha presentato un esposto in tribunale per denunciare l’illegalità delle detenezioni e il giudice gli ha dato ragione. Ma nulla è cambiato».
Una terza fonte raggiunta – anche questa rimasta anonima per ragioni di sicurezza – conferma la versione delle due precedenti anche relativamente al motivo dell’arresto: una retata tra persone che mendicavano nella capitale. «Di solito gli agenti chiudono un occhio, quando si tratta di donne e minori» sottolinea il referente dell’ong, «ma stavolta non è andata così». Purtroppo, continua, «mamme coi bambini o minori sono costretti a chiedere l’elemosina per racimolare qualche soldo, perché in Tunisia da tempo i migranti subsahariani subiscono razzismo da parte della popolazione, ma soprattutto non ricevono nessun tipo di aiuto dalle autorità e non hanno più niente per andare avanti». Esistono anche leggi che restringono la possibilità per gli stranieri senza documenti di ottenere un lavoro e stipulare un contratto d’affitto. A migliaia sono costretti da almeno due anni a vivere all’addiaccio, nelle campagne intorno all’area di Sfax.
Il responsabile dell’ong conclude: «Quello che possiamo fare, è chiedere ai media di dare risalto alla vicenda. Le associazioni per ora hanno allertato l’Alto commissariato dei diritti umani dell’Onu a Tunisi, il solo organismo a cui accordano l’accesso. Tuttavia, in passato, ogni volta che sono programmate le ispezioni, gli agenti trasferiscono i detenuti altrove di nascosto, così non li vedono». Allertato anche l’Unhcr, che tuttavia «chiede i nomi perché, ci spiega, può intervenire solo se sono rifugiati». Allertate infine la Direzione generale per la protezione dell’infanzia di Tunisi, l’Oim e l’Unicef. Il governo del presidente Kais Saied ha dato una stretta agli arrivi e alla permanenza dei migranti, anche col sostegno di fondi dell’Ue, con accuse di rimpatri forzati e respingimenti nel deserto della Libia e dell’Algeria.
Alessandra Fabbretti



