Nancy Pelosi lascerà il Congresso alla fine del suo mandato, all’inizio del 2027. Con questo annuncio, la prima e unica donna a ricoprire la carica di Speaker della Camera statunitense chiude una carriera politica durata quasi quarant’anni, segnata da battaglie legislative, scontri feroci e una presenza costante al vertice del Partito Democratico. A 85 anni, la deputata di San Francisco è diventata un simbolo di potere e resistenza: figura centrale nella storia recente degli Stati Uniti, ha guidato la Camera durante l’approvazione dell’Obamacare, delle leggi sul clima e dei grandi pacchetti infrastrutturali. «Con cuore grato, attendo con ansia il mio ultimo anno di servizio come vostra rappresentante», ha detto in un video diffuso su X, con le immagini di San Francisco a fare da cornice al suo messaggio d’addio. Pelosi ha guidato i democratici per vent’anni, otto dei quali come Speaker, e ha raccolto oltre 1,3 miliardi di dollari per il partito. Allo stesso tempo è diventata il bersaglio preferito dei repubblicani, in particolare di Donald Trump, che l’ha definita «Nancy la pazza», mentre lei non ha esitato a chiamarlo «una creatura vile». Dietro la fermezza politica, una vita radicata nella tradizione democratica americana: nata a Baltimora in una famiglia di sindaci, approdò tardi alla politica dopo aver cresciuto cinque figli. Entrò al Congresso nel 1987, vincendo un’elezione speciale a San Francisco, e divenne presto una figura chiave nella lotta contro l’Aids e per i diritti civili. Negli anni si è costruita la reputazione di stratega infallibile e negoziatrice implacabile, capace di mantenere unito un partito spesso diviso. Le colleghe la ricordano come una presenza magnetica. Oggi Pelosi si congeda lasciando un seggio che sarà conteso tra i nuovi volti del progressismo californiano, come Scott Wiener e Saikat Chakrabarti.
Maria Anzalone



