Al 1 novembre 2025, 883 persone (uomini e donne, giovani e anziani) sono già state perseguite per il solo fatto di essere Testimoni di Geova. Circa 492 testimoni di Geova hanno subìto l’incarcerazione. Al momento, 169 Testimoni si trovano in prigione, 15 arresti domiciliari, 69 obbligo di firma». Questa è la situazione che vivono i Testimoni di Geova in Russia stando a una denuncia presentata in occasione del convegno del centro studi Lirec in Senato dall’avvocata Laura Mattei del Foro di Roma. E’ spesso, non solo in Russia, il tema del servizio militare e la loro obiezione di coscienza ad aver creato problemi a questa comunità cristiana, presente in 240 Paesi del mondo. Altre volte, come in Italia, è stato il tema sanitario del loro no etico, fondato sul credo religioso, alle trasfusioni di sangue ad aver generato sospetti e scetticismo, prima che la stessa medicina elaborasse altre strade per ridurre il ricorso alle trasfusioni e che arrivasse la legge sul consenso informato (legge 219 del 2017) che tanto deve proprio ai Testimoni di Geova. Ad oggi a fronte delle durissime persecuzioni subite i Testimoni di Geova sono ricorsi alla Corte europea e alla Cedu ottenendo giustizia, ma «la Russia ha ignorato».
«La Cedu ha emesso più di 70 sentenze in materia. Le due più note sono la Tdg Mosca VS Russia e da ultimo la Taganrog Lro e altri c. Russia del 7 giugno 2022», ha ricordato l’avvocata. «La Cedu ha ritenuto che la proscrizione a livello nazionale è stata illegittima e ha costituito una violazione della Convenzione Europea, così come anche il vietare le pubblicazioni religiose dei Testimoni di Geova e il loro sito jw.org. Ha ordinato alla Russia di interrompere tutti i procedimenti penali a carico dei Testimoni di Geova, di liberare tutti coloro che sono stati incarcerati e di restituire tutte le proprietà sequestrate o pagare un indennizzo adeguato. La Russia ha ignorato la sentenza. Non solo, lo stesso giorno in cui è stata emessa la sentenza, la Federazione Russa, che si era ritirata dal Consiglio d’Europa, ha varato una legge che consente di non rispettare le sentenze della Cedu».
LA STORIA
«I Testimoni di Geova sono presenti in Russia dalla fine dell’Ottocento. Al tempo nonostante non godessero dell’appoggio dello Zar legato più alla chiesa ortodossa, avevano comunque libertà di culto. Con la rivoluzione del 1917 l’ostilità nei loro confronti aumentò- ha spiegato Mattei- sebbene l’articolo 13 della costituzione dell’Unione Sovietica riconoscesse la libertà di culto, venne istituita una Commissione Straordinaria, con l’intento di reprimere le religioni. Nel periodo sovietico, a varie ondate, furono messi al bando e perseguitati, soggetti a condanne, pene detentive, e nel periodo staliniano quasi 10.000 testimoni furono deportati in Siberia. Sono stati oggetto di forte propaganda da parte governo dell’Unione Sovietica con l’intento finale di costringerli ad accettare l’ideologia del regime. Dagli anni 80 in poi la situazione era migliorata e i Testimoni hanno avuto la libertà di professare e praticare la propria fede».
«Nel 1991 la morente Unione Sovietica concesse ai Testimoni di Geova la registrazione come associazione religiosa. L’anno seguente lo Stato della Federazione Russa confermava tale riconoscimento giuridico. A partire da quel momento i Testimoni hanno goduto di maggiore libertà di culto, ma per breve tempo. A partire dal 2000 i Testimoni di Geova hanno affrontato difficoltà crescenti a causa di atti di ostruzionismo del governo russo che hanno raggiunto il culmine nel marzo del 2004, quando le attività dei Testimoni di Geova di Mosca sono state vietate e messe al bando. Molti tribunali russi hanno dichiarato estremiste decine di pubblicazioni dei Testimoni di Geova (2009), incluso il sito ufficiale jw.org (2014) ed imprigionato e accusato di estremismo chiunque fosse in possesso di materiale dei Testimoni di Geova. L’accusa con la quale le autorità nazionali hanno disposto lo scioglimento della sezione di Mosca dei Testimoni di Geova e un divieto permanente per le sue attività, ritenendo che tale comunità rappresentasse una ‘minaccia alla difesa dei diritti e degli interessi della società e della sicurezza pubblica'». Iniziano da qui i ricorsi.
«L’associazione dei testimoni di Geova di Mosca ricorre alla Corte Europea. Dopo aver esaminato ogni singola accusa, la Corte ha accertato che le autorità hanno sciolto la locale comunità e vietato le sue attività senza un fondamento giuridico o fattuale, non hanno agito in buona fede e hanno trascurato il proprio dovere di neutralità e imparzialità nei confronti della confessione. Il 20 aprile 2017 la Corte Suprema russa ha sciolto il centro amministrativo nazionale dei Testimoni di Geova e tutte le 395 associazioni religiose locali definendole organizzazioni estremiste, ordinato l’immediata cessazione delle loro attività e la confisca di tutte le loro proprietà, inclusi tutti i luoghi di culto in tutto il territorio russo. Tale provvedimento e ha reso illegale il culto professato da oltre 175.000 fedeli nel paese. Molti sono stati arrestati, torturati e condannati a pene altissime. Al momento la condanna massima mai registrata è pari a otto anni. La Cedu ha concluso che lo scopo delle autorità russe era quello di «reprimere le attività religiose dei Testimoni di Geova» e ha chairito, ha concluso l’avvocata, che la campagna di persecuzione intrapresa dalla Russia a livello nazionale ha colpito i diritti di 175.000 singoli Testimoni in Russia, che sono stati posti di fronte a una drastica e impossibile scelta: o ridurre le proprie attività religiose o affrontare un’incriminazione con l’accusa di aver proseguito le attività di un’organizzazione estremista'».
Silvia Mari De Santis



