Con 26 voti a favore, 12 contrari e nessuna astensione, è passata alla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (Femm) un progetto di risoluzione e un’interrogazione orale alla Commissione che dà seguito all’iniziativa popolare promossa dall’associazione ‘My Voice, My Choice’, che chiede un fondo per l’accesso transfrontaliero all’interruzione di gravidanza «sicuro e accessibile».
Come informa la Commissione Femm, tale risoluzione – promossa con una raccolta firme che ha ottenuto un milione e duecentomila sottoscrizioni da tutta l’Ue – mette in luce il tema dell’accesso all’aborto e alla salute sessuale e riproduttiva. Ricorda la commissione Femm: «La risoluzione solleva preoccupazioni circa le barriere legali e pratiche che persistono in diversi paesi dell’Ue. I deputati invitano tali paesi a riformare le loro leggi e politiche sull’aborto, in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani».
La proposta avanzata da My Voice, My Choice propone di «istituire un meccanismo finanziario volontario, accessibile a tutti i paesi dell’Ue su base volontaria e supportato da finanziamenti dell’Ue, per garantire solidarietà. Tale meccanismo finanziario consentirebbe ai paesi dell’Ue di garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza in sicurezza, nel rispetto delle rispettive legislazioni nazionali, a chiunque non abbia ancora accesso a un aborto sicuro e legale». Gli eurodeputati hanno incoraggiato «azioni incisive dell’Ue per migliorare la salute e i diritti sessuali e riproduttivi (Srhr), per salvaguardare l’autonomia fisica e l’accesso universale ai Srhr, comprese le informazioni sulla pianificazione familiare, la contraccezione a prezzi accessibili, l’aborto sicuro e legale e l’assistenza sanitaria materna».
L’INIZIATIVA NATA DA ‘MY VOICE MY CHOICE’: «iN UE 20 MILIONI DI DONNE NON HANNO ACCESSO ALL’ABORTO»
«Non ci fermeremo finché l’aborto non sarà sicuro e accessibile per chiunque» assicurano dalla Campagna My Voice My Choice che nel 2023 ha avviato il lavoro sulla petizione, uno strumento di democrazia diretta previsto dai Trattati europei, con cui i cittadini possono far arrivare alla Commissione temi di pubblico interesse. La raccolta firme ha persino superato il tetto del milione di sottoscrizioni da almeno sette Paesi richiesto per legge. Oggi, sui propri canali social, il movimento scrive: «Abbiamo vinto il primo voto alle istituzioni europee, ce l’abbiamo fatta! Continuate a sostenerci per un aborto sicuro e accessibile». Quindi sono state condivise decine di foto di ragazze e donne che dai vari Paesi Ue, si sono scattate per dimostrare la loro adesione all’iniziativa «indossa qualcosa di rosa», lanciata per esprimere sostegno alla votazione di stamani in Commissione Femm. Anche in Commissione le attiviste si sono presentate vestite di rosa.
Tenendo conto che la legislazione sull’aborto è competenza esclusiva degli Stati, l’iniziativa di My Voice My Choice chiede la creazione di un fondo per l’assistenza riproduttiva a livello dell’Ue per finanziare l’accesso transfrontaliero – quindi nei Paesi dell’Ue – a servizi di aborto sicuro e legale, nel rispetto delle competenze nazionali in materia di politica sanitaria. «In Europa- si legge nella loro dichiarazione di intenti- 20 milioni di donne non hanno accesso all’aborto. In Polonia si muore negli ospedali perché i medici si rifiutano di mettere in atto le procedure di interruzione di gravidanza anche quando la vita della donna è in pericolo. A Malta, le donne che decidono di abortire rischiano il carcere. In altri Paesi europei i medici invocano l’obiezione di coscienza, oppure le procedure sono molto costose, rendendo l’aborto inaccessibile». Tra questi, anche l’Italia.
GLI EURODEPUTATI DI FEMM: «PREOCCUPA COMPRESSIONE DEI DIRITTI DELLE DONNE»
Gli europarlamentari di Femm hanno espresso «profonda preoccupazione per le crescenti restrizioni ai diritti delle donne e l’uguaglianza di genere in Europa e nel mondo, tra cui il ridimensionamento della salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti e gli attacchi ai difensori dei diritti delle donne, e condannano fermamente i movimenti anti-gender che cercano di minare l’uguaglianza e i diritti umani».
L’eurodeputata svedese Abir Al-Sahlani del partito Renew ha dichiarato: «Nessuna donna dovrebbe essere costretta a lasciare il proprio Paese solo per esercitare i propri diritti umani. L’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva è un diritto umano fondamentale. Questo voto è una grande vittoria per tutti coloro che hanno sostenuto il movimento My Voice, My Choice. Dimostra che quando le persone si mobilitano, possono spingere l’Europa a risultati concreti».
LA PROPOSTA DEL FONDO VOLONTARIO: ECCO I PROSSIMI PASSI
La votazione odierna non solo ha approvato la proposta si risoluzione, ma anche un’interrogazione orale alla Commissione europea, strumento con cui i deputati intendono preparare un dibattito in plenaria su come la Commissione intende dare seguito all’iniziativa. Il dibattito sarà seguito da una votazione su una risoluzione che possa istituire il fondo volontario per garantire salute e diritti sessuali e riproduttivi.
IL SOSTEGNO DELLA COMMISSARIA ALLE EMERGENZE LAHBIB: «IMPEGNATI PER L’UGUAGLIANZA»
Lo scorso 31 ottobre, un portavoce della Commissione ha confermato che l’istituzione ha avviato l’iter per elaborare tale proposta. A settembre, un gruppo di attiviste di My Voice My Choice si è incontrato con la commissaria per la Gestione delle crisi di emergenza e l’Uguaglianza Hadja Lahbib, che ha ribadito come favorire l’uguaglianza sia tra gli obiettivi della Commissione. Quindi alla testata The Brussels Times ha chiarito: «Questa iniziativa non mira a creare un diritto all’aborto a livello europeo: l’Ue non ha il potere di armonizzare le leggi sull’aborto o di richiedere modifiche a quelle nazionali», dal momento che «secondo i Trattati dell’Ue, spetta agli Stati membri definire le proprie politiche e servizi sanitari. Tali decisioni restano di competenza di ciascuno Stato membro». Ciò che la Commissione può fare, ha assicurato Lahbib, «è promuovere la salute e proteggere i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze».
Stando a un report dell’Agenzia Onu per i diritti riproduttivi (Unfpa) diffuso ieri, 224 milioni di donne nel mondo non ha accesso a metodi di contraccezione sicuri per la salute e utili alla pianificazione familiare, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.
Alessandra Fabbretti


