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Green Deal, alla fine i ministri d’Europa trovano l’accordo; Pichetto: «Un buon compromesso»

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
7 de noviembre de 2025
in Ecología
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Green Deal, alla fine i ministri d’Europa trovano l’accordo; Pichetto: «Un buon compromesso»
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Il Consiglio europeo ha approvato un «contributo determinato a livello nazionale»- il Ndc, acronimo di Nationally determined contributions- aggiornato dell’Ue e dei suoi Stati membri, che sarà presentato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), alla vigilia della vicina COP30, in programma dal 10 al 21 novembre prossimi.

Dopo 24 ore di negoziati serrati, i ministri dell’Ambiente dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo sul taglio delle emissioni del 90% entro il 2040, lasciando invariato il target, ma prevedendo una serie di elementi di flessibilità. L’intesa alla fine è stata votata a maggioranza qualificata e non all’unanimità. Contrari i rappresentanti di Slovacchia, Ungheria e Polonia. Belgio e Bulgaria si sarebbero astenute, secondo quanto si apprende. 

Facendo seguito al contributo determinato a livello nazionale del 2020 e al suo aggiornamento del 2023, l’NDC odierno copre il periodo fino al 2035: si ribadisce l’obiettivo Ue di raggiungere una riduzione netta del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030 e, soprattutto, riconosce l’accordo raggiunto in seno al Consiglio su un obiettivo di riduzione netta delle emissioni del 90% entro il 2040, rispetto al 1990. Sulla base di questo obiettivo, l’Ndc introduce un contributo indicativo dal 66,25% al 72,5% per il 2035 nel percorso verso la neutralità carbonica entro il 2050.

Il nuovo target climatico aggiornato si basa sugli impegni precedenti, mirando ad accelerare la transizione verso un’economia e un’industria decarbonizzate, e delinea gli sforzi in corso dell’Ue per raggiungere la neutralità climatica, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

«Con l’adozione dell’NDC dell’Ud, stiamo inviando un forte segnale in vista della COP30: rimaniamo pienamente impegnati a mantenere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Questo ci consente di promuovere una maggiore azione globale per il clima, quando incontreremo il resto del mondo alla COP30», commenta Lars Aagaard, ministro danese per il Clima, l’energia e i servizi pubblici.

L’INTESA IN DETTAGLIO

Nell’NDC aggiornato, l’UE delinea i suoi ambiziosi obiettivi climatici e i quadri politici che sta attuando per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Ricorda l’accordo raggiunto in seno al Consiglio su un obiettivo climatico del 90% entro il 2040, che include «un adeguato contributo di crediti internazionali di alta qualità, in modo ambizioso ed economicamente efficiente».

L’NDC sottolinea inoltre i continui progressi dell’UE nell’azione per il clima verso la decarbonizzazione della sua economia e il suo contributo agli sforzi globali concordati a seguito del primo bilancio globale (GST) alla COP28 di Dubai. Tra questi, l’impegno a triplicare la capacità di energia rinnovabile a livello globale e a raddoppiare il tasso di efficienza energetica globale entro il 2030. L’NDC aggiornato sottolinea gli sforzi dell’UE in tal senso, che hanno portato le fonti di energia rinnovabile a rappresentare il 44% della produzione di elettricità dell’UE nel 2023, con un aumento al 47% nelle stime per il 2024.

Inoltre, il nuovo NDC sottolinea l’accelerazione degli sforzi dell’UE per rendere il settore energetico prevalentemente privo di combustibili fossili ben prima del 2050, riconoscendo al contempo l’importanza di eliminare gradualmente i combustibili fossili non abbattuti a livello globale. A tal fine, l’Ue riconosce la necessità di utilizzare tutte le tecnologie disponibili per ridurre le emissioni dei settori difficili da abbattere.

Il 18 settembre 2025, i ministri dell’Ambiente dell’UE hanno approvato una dichiarazione d’intenti che conferma l’impegno dell’UE nei confronti dell’accordo di Parigi e indica che l’UE avrebbe presentato il suo NDC post-2030 prima della COP30 di Belém, in Brasile (10-21 novembre 2025).

PICHETTO: «SU TARGET 2040 ACCOLTE LE NOSTRE ISTANZE, BUON COMPROMESSO»

«Abbiamo approvato sia la Legge Clima che l’NDC (Nationally determined commitments, ndr) per la COP 30» e si è trovato «un compromesso buono». Gilberto Pichetto, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, lo dice in un punto stampa a margine del Consiglio Ue Ambiente che si è svolto a Bruxelles.

«È stata una trattativa intensa, la Commissione ha riconosciuto che le istanze che portavamo avanti come Italia e come gruppo di Paesi uniti a noi erano rilevanti e importanti, equilibrate», spiega Pichetto.

La Commissione UE «ha riconosciute le istanze che riguardavano lo slittamento di un anno dell’ETS 2», ed è anche «la prima volta che si portano nella proposta di parte normativa i biofuel, i biocarburanti», elenca il titolare del MASE, poi «ha dato disponibilità non solo a passare dal 3 al 5% dei crediti ci carbonio internazionali, ma anche ad inserire in fase di revisione un ulteriore 5% a valere sui crediti domestici», oltre a «una serie di altre valutazioni che riguardano sia la parte del commercio internazionale, che è stata oggetto del Consiglio europeo dei leader, sia le istanze pervenute dai vari paesi, che sono state accolte».

Quindi, valuta Pichetto, «si è trovato un buon accordo». Il meccanismo del credito al 5%, per l’acquisto di crediti di carbonio derivanti da progetti internazionali da aggiungere ai tagli delle emissioni realizzati in Europa con azioni concrete, riducendone quindi l’impatto, «funzionerà solo su base domestica, ma non sarà col funzionamento precedente», spiega Gilberto Pichetto, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. «Su quello europeo ci sarà una valutazione di finanziamento coi crediti, e altrettanto per l’anticipazione dell’ETS2, dovrà essere anticipato finanziariamente perché parte del fondi clima», aggiunge il ministro.

«Ringrazio la Commissione, il presidente del Consiglio europeo e tutti i membri indipendentemente dall’espressione di voto nella fase finale, anche i 10 paesi uniti con l’Italia nella difficile e lunga trattativa durata quasi 20 ore», conclude Pichetto.

WWF: «ACCORDO UE SOLO GIOCO DI PRESTIGIO, TARGET AL 90% SULLA CARTA, MENO DELL’85% NELLA REALTÀ»

I ministri dell’Ambiente Ue hanno concordato un obiettivo climatico per il 2040: una riduzione delle emissioni del 90% rispetto al 1990. «Gli Stati membri sostengono di aver concordato un obiettivo del 90%, ma si tratta solo di un gioco di prestigio. Una volta eliminate le compensazioni e il potenziale uso strumentale dell’assorbimento del carbonio, la cifra reale sarà inferiore all’85%. L’Ue dovrebbe dare l’esempio, non sfruttare le scappatoie», afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

I ministri hanno inoltre concordato il contributo determinato a livello nazionale (NDC) dell’UE per il 2035, poco prima della COP30 a Belém. Attenendosi allo stesso intervallo della precedente «dichiarazione di intenti» (66,25%-72,5%), l’UE ha accettato troppo poco e troppo tardi, senza compiere alcun progresso dalla riunione di settembre, perdendo solo tempo e prestigio. Il WWF sottolinea che quando viene adottato un intervallo, in genere viene perseguito solo il limite inferiore del target al 2035, ovvero il 66,25%. Il WWF accoglie con favore il fatto che i leader dell’UE abbiano concordato una proposta sul clima per il 2040 e un NDC prima della COP30, evitando di presentarsi a Belém a mani vuote. Tuttavia, il WWF avverte che la decisione dell’UE di dipendere dalle compensazioni internazionali rischia di svuotare l’obiettivo del 2040.

Il Comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici (ESABCC), spiega l’associazione, «ha già sottolineato che le compensazioni dovrebbero essere aggiuntive rispetto all’obiettivo nazionale, ma la Commissione e gli Stati membri hanno ancora una volta ignorato la scienza». Secondo il Comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici- ESABCC, riferisce il WWF, «solo il 16% delle compensazioni ha portato a una reale riduzione delle emissioni». Tuttavia, «se fossero compensazioni di alta qualità, sarebbero costose e affidarsi ad esse distoglierebbe gli investimenti dalla trasformazione delle industrie, dell’economia e dei lavoratori dell’UE». Inoltre, la Commissione valuterà la possibilità per gli Stati membri di utilizzare un ulteriore 5% di tali crediti a livello nazionale, mentre i ministri vogliono ritardare l’introduzione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per gli edifici e il trasporto su strada e rinviare la graduale eliminazione delle quote gratuite nell’ambito dell’ETS, indebolendo ulteriormente l’azione nazionale per il clima e inviando un segnale sbagliato ai paesi all’avanguardia.

«L’aggiunta di una clausola di revisione dopo cinque anni non fa che aggravare il problema. Trasforma quello che dovrebbe essere un percorso chiaro e stabile per gli investitori e le industrie in un obiettivo flessibile. Gli obiettivi hanno lo scopo di stabilire una direzione a lungo termine, non di essere costantemente rivisti. L’Italia si vanta di aver portato a casa grandi risultati, in realtà il gioco del nostro Governo pare essere quello di favorire gli inquinatori, chi si comporta peggio. Del resto, questo fa il tanto osannato principio della neutralità tecnologica che l’Italia ha preteso venisse ribadito almeno due volte nel testo: consente di continuare a inquinare ponendo l’onere non a carico degli inquinatori, ma dei cittadini», aggiunge Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Il testo del Consiglio collega esplicitamente la clausola di revisione a una potenziale revisione dell’obiettivo complessivo per il 2040 qualora il livello stimato di assorbimento naturale non soddisfi le aspettative. Il WWF teme che ciò dia agli Stati membri una scappatoia per abbassare l’obiettivo qualora non facciano abbastanza per proteggere i loro pozzi naturali di assorbimento del carbonio.

Altrettanto deludente per il WWF è l’accordo che apre la porta all’inclusione delle compensazioni interne dell’UE nell’ambito dell’EU ETS. «L’integrazione delle rimozioni permanenti di carbonio nell’EU ETS comprometterebbe la riduzione delle emissioni, scoraggiando i grandi inquinatori dal ridurre per primi le loro emissioni», rileva il WWF. L’integrazione delle rimozioni permanenti «rappresenta un rischio per il prezzo del carbonio e ridurrà le entrate degli Stati membri. Ancora peggio, i criteri per le rimozioni permanenti che la Commissione sembra intenzionata ad adottare sono fondamentalmente errati e certificheranno cose che non sono affatto rimozioni».

La posizione del Consiglio «sembra fare marcia indietro sui pozzi di assorbimento del carbonio», valuta l’associazione del Panda. «Rifiutando di riconoscere la causa principale del declino della rimozione naturale delle emissioni, ovvero le pratiche di raccolta irresponsabili, gli Stati membri vogliono concedersi il diritto di fallire senza alcuna conseguenza». L’UE e i suoi Stati membri «farebbero bene a ricordare che hanno l’obbligo internazionale giuridicamente vincolante di proteggere e potenziare i pozzi e i serbatoi di assorbimento del carbonio ai sensi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, come ricordato dal recente parere consultivo della Corte internazionale di giustizia emesso nel luglio 2025», prosegue il WWF.

ORA TOCCA AL PARLAMENTO EUROPEO

La palla passa ora al Parlamento europeo, che voterà la sua posizione alla fine di novembre. Il WWF esorta i membri del Parlamento europeo «a sostenere un obiettivo per il 2040 realmente ambizioso: colmare le lacune esistenti ed escludere le scappatoie e le compensazioni internazionali per garantire una reale riduzione delle emissioni all’interno dell’UE».

Mirella Casadei

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