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Il più grande impatto sulla Luna ha lasciato uno strascico radioattivo

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
12 de octubre de 2025
in Ciencia
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Il più grande impatto sulla Luna ha lasciato uno strascico radioattivo
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Circa 4,3 miliardi di anni fa, qualche centinaio di milioni di anni dopo la sua formazione, la Luna fu sconquassata da una collisione con un asteroide che generò il suo più grande e antico cratere di impatto, nonché uno dei più grandi nel Sistema Solare: il bacino Polo Sud-Aitken, un’enorme depressione di 2500 km di diametro e 12 km di profondità sulla faccia nascosta della Luna, in prossimità del polo sud lunare. Una nuova analisi dettagliata della forma di questo cratere pubblicata su Nature rivela che l’impatto che lasciò questa imponente cicatrice sulla Luna avvenne in una direzione opposta rispetto a quella che si pensava: da nord verso sud e non viceversa. Non è un dettaglio da poco: la diversa direzione ha una rilevanza scientifica per la nostra conoscenza del passato della Luna e per le prossime missioni del programma lunare Artemis. Mappare accuratamente la forma del bacino è un’operazione complessa, perché gli antichi bordi del cratere sono stati smussati da successivi impatti. Un gruppo di scienziati dell’Università dell’Arizona ha usato dati topografici, sulla gravità lunare e modelli sullo spessore della crosta del satellite per arrivare alla conclusione che il Bacino Polo Sud-Aitken ha una forma a… lacrima, che si assottiglia mano a mano che ci si dirige verso sud. La conclusione è che l’asteroide che lo ha generato deve essere piombato sulla Luna arrivando da nord. Questo cambio di direzione è importante perché la missione Artemis III, la prima del programma Artemis a prevedere un allunaggio, nonché a mandare un equipaggio umano in prossimità del polo sud lunare, dovrebbe depositare gli astronauti proprio sul margine inferiore del bacino, dove – in base alla nuova traiettoria calcolata – dovrebbero essersi accumulati i resti dell’interno della luna (gli ejecta, cioè i detriti espulsi dall’interno della Luna durante la formazione di un cratere meteoritico). Gli autori dello studio hanno infatti calcolato che l’impatto avrebbe come aperto una «finestra» nella crosta lunare, esponendo materiali rocciosi ricchi di radioattività residua chiamati KREEP (acronimo di K, potassio, Rare Earth Elements, terre rare e P, fosforo) su un lato del bacino. Anche se lo scopo dichiarato della missione è cercare tracce di acqua ghiacciata nell’area del polo sud lunare, la possibilità di campionare rocce lunari in un punto così significativo potrebbe aumentare ulteriormente il valore scientifico della missione, perché le rocce depositate ai margini del cratere potrebbero fornire informazioni importanti sull’interno della Luna e sul suo tumultuoso passato.

Elisabetta Intini

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