Gazzettino Italiano Patagónico
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial
No Result
View All Result
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial
No Result
View All Result
Gazzettino Italiano Patagónico
No Result
View All Result
Home Sociales

I militari italiani internati dai nazisti: 80 anni dopo Mattarella li piange con Giovannini e una testimonianza

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
22 de septiembre de 2025
in Sociales
0
I militari italiani internati dai nazisti: 80 anni dopo Mattarella li piange con Giovannini e una testimonianza
19.5k
SHARES
19.5k
VIEWS
Ho condiviso su FacebookHo condiviso su Twitter

Ebbero il «coraggio di pronunciare il No al nazifascismo» e pagarono per questo un «prezzo personale altissimo». Il Fatto riporta il discorso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato così i militari italiani che furono internati nei campi di concentramento tedeschi durante la II Guerra Mondiale dopo l’ armistizio dell’8 settembre. Uomini che subirono «al termine della guerra una sorta di oscuramento della loro resistenza, travagliata ed eroica». Eppure, ha sottolineato il capo dello Stato, con «quel No ai fascisti di Salò e alle truppe di occupazione difesero la dignità e il senso autentico dell’amor di Patria quando lo stesso vertice dello Stato si era dissolto».

I militari internati: la loro Resistenza

Fu «resistenza»anche la loro, di fronte al fascismo che «si contrappone di fatto alla nazione» e «spinse quanti nella cultura patriottica e risorgimentale erano stati formati a cercare una nuova casa da edificare per esprimere i sentimenti del Paese». Per «lungo tempo», ha sostenuto Mattarella, le «vicissitudini e la condotta dei circa 650mila militari internati sono rimasti in ombra, malgrado il numero dei caduti, le sofferenze patite da tutti loro, i coraggiosi rifiuti alle pressioni sempre più minacciose dei carcerieri, le reti di solidarietà costruite fra italiani». La loro «resistenza» ebbe un «significato e una valenza di altissimo rilievo» sul piano «valoriale, morale» e «anche su quello concreto». Aggiungo una testimonianza personale. Tre miei cugini nati negli anni ’20, indossarono la divisa. Uno di loro non è tornato dalla Russia, due finirono un campo dí concentramento dopo l’8 settembre. 40 anni dopo quella esperienza era impressa nella loro memoria: sedurre la cuoca per una patata. Importante testimonianza è «Il quaderno nero» di Giovanni Giovannini: La memoria di chi ha vissuto la prigionia, come ha scritto Maria Pia Rossignaud. Giovannini fu colto dall’8 settembre mentre si trovava giovanissimo caporalmaggiore in Costa Azzurra.

I tedeschi offrono ai soldati italiani 3 alternative: restare a combattere per la Germania; restare a lavorare per la Germania; essere trasportati in Germania come prigionieri. Sceglie quest’ultima: passerà 20 mesi in vari campi tedeschi fino all’aprile del ’45. In quei 20 mesi tenne un diario: «Quelle ore passate lì io le ho sempre considerate un’ora di vergogna, perché non siamo stati capaci, s’è sfasciato tutto, i generali sono spariti… Nessuno li ha più visti. Ecco però, quel giorno lì incomincia una redenzione che non è solo quella della lotta partigiana in Italia, ma di questi seicentomila disgraziati, quando bastava andare nella baracca a firmare dal sergente tedesco e accettare di aderire alla Repubblica di Salò ed essere rimandati a casa. C’è una forma di eroismo: tutti intestarditi a costo della fame, dell’abbrutimento, pur di essere contro».

Il diario di Giovannini

Un quaderno dalla copertina nera riposto in un cassetto insieme a qualche fotografia e a qualche lettera ingiallita. E’ un diario di prigionia che riprende vita, dopo sessant’anni,  per raccontarci storie d’amore e di crudeltà, di coraggio e di orgoglio sullo sfondo della più grande tragedia umana del ‘900. Lo ha scritto un caporalmaggiore di 22 anni, appunto Giovanni Giovannini, che negli anni seguenti sarebbe diventato, passo passo,  inviato speciale de «La Stampa» di Torino, vicedirettore dello stesso giornale, proconsole dell’Avvocato nell’impero editoriale degli Agnelli, presidente dell’Ansa e presidente della Federazione degli Editori di giornali per oltre vent’anni. Giovanni lo dedicò «ai seicentomila soldati italiani che, prigionieri in Germania, dal 1943 al 1945, seppero scrivere una pagina degna di un onorevole ricordo» , ma anche – indirettamente – alla memoria di Larissa, una studentessa ucraina protagonista delle ultime drammatiche pagine del diario,  una ragazza che il caporalmaggiore Giovannini non riuscì a salvare.

Ho condiviso l'articolo

  • Haz clic para compartir en Facebook (Se abre en una ventana nueva) Facebook
  • Haz clic para compartir en X (Se abre en una ventana nueva) X
  • Haz clic para compartir en LinkedIn (Se abre en una ventana nueva) LinkedIn
  • Haz clic para compartir en X (Se abre en una ventana nueva) X
  • Haz clic para compartir en WhatsApp (Se abre en una ventana nueva) WhatsApp

Me gusta esto:

Me gusta Cargando...
Previous Post

L’Italia vince la BJ King Cup: 2-0 agli Stati Uniti

Next Post

Italia promossa da Fitch: il rating sale da BBB a BBB+

Next Post
Italia promossa da Fitch: il rating sale da BBB a BBB+

Italia promossa da Fitch: il rating sale da BBB a BBB+

Gazzettino Italiano Patagónico

© 2026 Gazzettino Italiano Patagónico tutti i diritti riservati Pagina realizzata da GDS Contenidos + RecreArte

Gazzettino Italiano Patagonico

  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial

Compartí el Gazzettino

No Result
View All Result
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial

© 2026 Gazzettino Italiano Patagónico tutti i diritti riservati Pagina realizzata da GDS Contenidos + RecreArte

%d