Il gol al Mandela Stadium che ha fissato il 4 a 0 al Mozambico e poi, battuta pure la Somalia, la celebrazione in Parlamento: sono giorni di speranze e sogni per Elio Capradossi e i suoi Uganda Cranes, le «gru dell’Uganda», grazia e forza anche sul campo da calcio, come gli uccelli della savana in riva al lago Vittoria.
L’ex difensore della Roma, nato a Kampala da padre italiano e madre congolese, già in azzurro con l’under 21, gioca ora nel campionato della Romania con l’Universitatea Cluj. Il 6 settembre è però sceso in campo al Mandela Stadium: proprio lui, con la fascia di capitano al braccio, ha siglato l’ultima delle quattro reti in casa contro il Mozambico. Un successo anche personale, a 29 anni, che accresce le aspettative di tifosi, pubblico e perfino politici. L’Uganda potrebbe in effetti ottenere una qualificazione senza precedenti ai Mondiali, in programma nel 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti: saranno decisive le due partite di ottobre, in casa contro il Botswana e in trasferta contro l’Algeria, la capolista del gruppo G. Vincendo entrambe le partite l’Uganda potrebbe farcela, o subito come prima in classifica o accedendo ai play-off come seconda e sperando in seguito negli spareggi.
«Abbiamo delle chance, quindi ci proveremo, sognare non costa nulla» commenta Capradossi. «Sarebbe una qualificazione storica: dobbiamo dare tutto nelle prossime due partite e poi vedere che succede». Ci crede anche la politica. Nelle strade di Kampala ci sono ancora i manifesti del Campionato africano per nazioni (Chan) che l’Uganda ha ospitato ad agosto insieme a Kenya e Tanzania. Concluso il torneo, i deputati hanno invitato la squadra in parlamento per ringraziarla di prestazioni che sono state giudicate più che all’altezza, con un’eliminazione solo ai quarti di finale per una sconfitta uno a zero contro il Senegal difensore del titolo. Sul sito dell’assemblea nazionale campeggiano foto dei giocatori in tuta gialla con al centro la speaker Anita Among.
Altre immagini riguardano la cena offerta dal presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni. Il capo dello Stato, riferisce la stampa locale, ha mantenuto la promessa di donare ai calciatori un miliardo e 200 milioni di scellini, l’equivalente di 260mila euro, per ogni partita vinta. Museveni non ha trattenuto l’entusiasmo, paragonando le incursioni delle «gru» a quelle delle Forze di difesa popolari (Updf) che guidò da guerrigliero negli anni Ottanta, fino alla presa del potere. «Ogni reparto ha la sua area di responsabilità» ha detto il presidente, dissertando di tattiche sportive e militari. «Ma attenzione: se tutti vanno all’attacco, la difesa resta scoperta e vincono gli avversari».



