«In oltre due decenni si è stati, più volte, prossimi a concludere quello che potrebbe apparire come uno dei più ‘complementari’ accordi commerciali, la ‘diagonale dell’Atlantico’ tra il blocco europeo e quello del Mercosur: ma in tutto ciò era necessario aspettare il presidente Trump» spiega Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto economico internazionale. «Perché Trump, come azione-reazione alle sue politiche commerciali ha, di fatto, costretto molti Paesi, tra cui l’Europa, a ‘rispolverare’ progetti di ‘integrazione commerciale’ probabilmente alla luce di una emergenza di reperimento di mercati alternativi e, probabilmente, con una maggiore ‘leggerezza’ nell’affrontare le dinamiche interne e i reali costi (occulti) e benefici».
DALL’AUTOMOTIVE TEDESCA ALLA MECCANICA ITALIANA, I SETTORI ‘FAVORITI’
In questo accordo, «nel caso in cui si trovi una ‘quadra mitteleuropea’ – prosegue il giurista d’impresa- il settore che ne beneficerà di più sarà il settore dell’automotive tedesca specialmente di livello premium; la nostra organizzazione per il settore prevede già da anni una consolidata produzione locale con modelli dedicati, specialmente per Fca, ma anche per la accessoristica, mentre la possibilità di uno sbocco consistente di Pmi – non integrate in rete – è alquanto difficile per la strutturazione del mercato regionale». «Sul versante italiano se potrà beneficiarne, con relativa certezza, il settore della meccanica, meno ‘insediato’ sul territorio, non credo si avranno impatti rilevanti in termini di aumenti delle quantità negoziate per il settore farmaceutico, caratterizzato in Brasile e specialmente in Argentina, da produzioni locali più competitive anche al netto dei dazi di entrata».
CHI PAGA IL CONTO
Ma chi potrebbe pagare il costo di questo accordo? «In primis – dice Bevilacqua – il settore agricolo europeo, con quello italiano capofila, se le tanto decantate ‘clausole di salvaguardia’ oltre ad essere determinate giuridicamente non prevedano delle procedure di attivazione/applicazione – anche in caso di probabili misure ‘elusive’ – con elevato grado di autonomia del singolo Stato, solo la creazione di un percorso ‘quasi automatico’ in caso di infrazioni, nell’ottica della necessaria certezza del diritto e degli operatori economici, può far valutare positivamente una possibile adesione». Le misure compensative alle filiere in qualche forma danneggiate, conclude Bevilacqua, «dovrebbero essere messe sempre a carico della controparte danneggiante – eventualmente attraverso ‘compensazioni’ debito/credito – e non a carico dello Stato degli operatori danneggiati creando ulteriore danno anche alla collettività».
Fausto Diaz



