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È la fine per Gaza City, dichiarata «zona di guerra», niente più pause umanitarie

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
1 de septiembre de 2025
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È la fine per Gaza City, dichiarata «zona di guerra», niente più pause umanitarie

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Le forze militari israeliane hanno dichiarato la fine delle speranze per la popolazione rimasta a Gaza City, tutta la città infatti è stata etichettata come «zona pericolosa di combattimento». Ciò significa che, a partire dalle 10 di oggi, venerdì 29 agosto, non si applicherà più la ‘pausa tattica locale’ dell’attività militare, quella ovvero che, sostanzialmente, consentiva ai civili di cercare cibo e riparo e l’ingresso e la distribuzione tra la popolazione di beni di prima necessità. «In conformità con la valutazione della situazione e le direttive del livello politico, a partire da oggi alle 10, la pausa tattica locale nell’attività militare non si applicherà all’area di Gaza City, che costituisce una pericolosa zona di combattimento- è quanto riporta il messaggio delle forze militari di Tel Aviv sui propri canali social- Le Idf continuano a sostenere gli sforzi umanitari e a condurre operazioni per proteggere Israele». Nel corso di un’operazione nella Striscia di Gaza i soldati israliani hanno recuperato di corpi senza vita di due ostaggi. Uno è stato identificato in lan Weiss, 56 anni, è stato rapito la mattina del 7 ottobre 2023, mentre difendeva il kibbutz Be’eri. I restidel secondo ostaggio sono invece in fase di identificazione presso l’Istituto Forense Abu Kabir. A darne notizia i canali istituzionali dell’Idf e il quotidiano Times of Israel. Weiss è stato recuperato a Gaza, 693 giorni dopo il suo rapimento da parte del gruppo palestinese Hamas, insieme alla moglie Shiri e alla figlia Noga, che furono rilasciate dopo 50 giorni di prigionia, nel novembre 2023. Secondo i dati ufficiali, 48 ostaggi rimangono attualmente prigionieri nella Striscia di Gaza, di cui si ritiene che 20 siano ancora vivi. «L’intensificarsi dell’azione militare a Gaza City metterebbe a rischio circa 1 milione, già sfollate in precedenza. Con la carestia già confermata nella zona, qualsiasi ulteriore escalation aggraverebbe le sofferenze e spingerebbe più persone verso la catastrofe»: è la denuncia dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, immediatamente successiva alla dichiarazione di zona di guerra di Gaza City lanciata dall’Idf, e all’annuncio della sospensione delle pause che consentivano gli aiuti umanitari. «Israele accetterà un accordo che garantisca il rilascio di tutti gli ostaggi e che preveda che Hamas lasci Gaza. Serve un meccanismo, una presenza internazionale, araba, americana, forse europea, che governi i palestinesi finché non saranno in grado di riprendere il controllo di se stessi. Garantito questo, Israele se ne andrà da Gaza»: queste le parole di Jonathan Peled, ambasciatore d’Israele in Italia e San Marino, intervistato a radio Libertà. Alla domanda se ritiene sproporzionata la reazione a Gaza del suo Paese, il diplomatico replica ricordando che «la sproporzione è stata nel massacro del 7 ottobre». «Questa- aggiunge- è una guerra asimmetrica tra un Paese democratico e un’organizzazione terroristica che usa il suo popolo come scudi umani».

Cristina Rossi

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