Dopo 1.266 giorni di guerra, centinaia di migliaia di morti da ambo i lati e la distruzione di importanti infrastrutture, gli Stati Uniti provano a spingere la Russia e l’Ucraina a un cessate il fuoco. Lo farà domani tramite il presidente Donald Trump, che incontrerà l’omologo Vladimir Putin nella base militare Elmendorf-Richardson vicino Anchorage, in Alaska.
Trump quindi giocherà «in casa», ma senza la controparte ucraina: vani gli appelli del presidente Volodimir Zelensky di essere coinvolto, sostenuti dagli alleati europei. Dopo decine di chiamate e comunicazioni, ieri si è infine tenuto un meeting dal sapore «preparatorio» che ha permesso a Zelensky di affermare che Trump si recherà da Putin «rappresentando una voce unica», quella di tutti i partner presenti, ossia i leader di Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Polonia e Finlandia, insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e al Segretario generale della Nato Mark Rutte.
Tale voce, secondo Zelensky, ha ribadito in maniera corale «lo stesso desiderio, la stessa visione»: «Ciò che riguarda l’Ucraina deve essere discusso con l’Ucraina», mentre «qualsiasi questione riguardante l’integrità territoriale del nostro Paese non può essere discussa senza rispetto per il nostro popolo, per la volontà del nostro popolo e per la costituzione ucraina».
Il leader di Kiev – giunto a Berlino dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, l’organizzatore del meeting di ieri – ha intrattenuto un colloquio telefonico diretto col Capo della Casa Bianca a cui ha ribadito che «la priorità è il cessate il fuoco, poi garanzie di sicurezza, vere garanzie di sicurezza», a cui l’interlocutore ha risposto esprimendo il suo «sostegno».
Trump, che in questi giorni ha paventato la possibilità di accordare concessioni territoriali alla Russia, vedrà quindi Putin in Alaska consapevole del mandato ricevuto dagli alleati di Kiev, pur avendo ribadito che intende principalmente «ascoltare». E mentre la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen assicura che è «stato rafforzato il terreno comune» e che ora tutti gli attori resteranno in «stretto coordinamento», il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha concluso: «Ora la palla è nel campo di Putin».
Da Mosca, il vice portavoce del ministero degli Esteri Alexej Fadeyev ha confermato la presenza in Alaska del ministro degli Affari esteri Sergej Lavrov, aggiungendo: «Come sappiamo, le relazioni tra i due Paesi si sono notevolmente deteriorate, soprattutto sotto le precedenti amministrazioni. Ci aspettiamo che l’incontro consenta ai leader di concentrarsi sull’intera gamma di questioni, dalla crisi ucraina agli ostacoli che impediscono un dialogo normale e significativo, fondamentale per garantire la pace e la stabilità internazionale».
Alessandra Fabbretti



