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Hiram Bingham, l’Indiana Jones ossessionato da Vilcabamba, scoprì invece Machu Picchu

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
25 de julio de 2025
in Cultura
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Hiram Bingham, l’Indiana Jones ossessionato da Vilcabamba, scoprì invece Machu Picchu
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Molte grandi scoperte sono avvenute per caso, per merito di uomini spinti dalla passione e anche dall’ambizione: è il caso dell’inglese Hiram Bingham, classe 1875, figlio del primo predicatore protestante sbarcato nelle Hawaii. Nel 1911 Bingham si trovava sulle Ande, a districarsi nella giungla. Il suo sogno era, come quello di tanti europei fin dal tempo dei conquistadores, trovare una città perduta. Non il mitico regno di El Dorado, bensì Vilcabamba, la città degli Inca. La sua «caccia al tesoro» non fu un’avventura improvvisata. Alle spalle aveva i finanziamenti della Yale University e della National Geographic Society. Ma i soldi non resero più facile l’impresa. Bingham cercava Vilcabamba, estremo rifugio di Manco Capac, l’ultimo sovrano incaico che nel 1533 aveva inutilmente tentato di resistere agli spagnoli. Seguendo le indicazioni di un contadino si inerpicò sulle alture intorno a Cuzco, l’antica capitale del Perù spagnolo. Il contadino lo portò fino a un gruppo di maestose rovine arroccate tra i monti, a 2.400 metri di altitudine, e disse: «Machu Picchu», cioè «la grande cima» in lingua quechua. Bingham esultò: aveva trovato Vilcabamba. O almeno era ancora convinto di averlo fatto quando nel 1956 morì, coperto di gloria e celebrato come un eroe. In realtà Machu Picchu era qualcosa di diverso, una roccaforte o forse una cittadella sacra con funzioni astronomiche. La vera Vilcabamba, l’ultima capitale degli Inca, fu scoperta dopo la morte di Bingham, nella zona dove le sue prime ricerche lo avevano condotto, prima di essere «sviato» dalla visione di Machu Picchu.

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