In Italia ne siamo autentici maestri, ma non c’è Paese in cui gli esseri umani non comunichino a gesti, almeno quando serve. Nel regno animale questa capacità è meno diffusa: solo i primati, e in particolare i nostri parenti più prossimi, le grandi scimmie, sono noti per l’utilizzo di un ampio repertorio di gesti intenzionali con cui comunicare desideri, intenzioni, e in generale ottenere quello che vogliono dagli altri. Un nuovo studio, però, aggiunge ora una nuova specie alla lista: parliamo degli elefanti, abilissimi anche loro, e a modo loro, a farsi capire a gesti dai propri conspecifici e anche dagli esseri umani. La scoperta arriva da una ricerca appena pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science, e non fa che confermare le notevolissime capacità comunicative di questi animali, che non a caso possiedono il più grande cervello tra i mammiferi terrestri e un rapporto tra massa del cervello e dimensioni del corpo (definito quoziente di encefalizzazione) paragonabile a quello degli scimpanzé. Era già noto, in effetti, che gli elefanti sono in grado di comunicare tra loro con un gran numero di richiami sonori e movimenti della proboscide. E che utilizzano richiami personalizzati – equivalenti in molte circostanze a veri e propri nomi – per riferirsi ai differenti membri del loro branco. Non era chiaro, però, se le loro capacità di comunicare arrivassero a quella che gli scienziati definiscono «goal-directed intentionality», cioè la capacità di trasmettere un «obbiettivo cognitivo», ovvero un proprio desiderio o bisogno, a chi ci ascolta. Noi lo facciamo ogni volta che chiediamo a gesti di passarci qualcosa, di aprirci la porta, o che comunichiamo di aver fame o sete, senza usare il linguaggio verbale. Diversi esperti ritenevano di aver visto comportamenti simili negli elefanti selvatici, ma fino a oggi mancava un test rigoroso che potesse confermarlo. Per attribuire ufficialmente questa capacità a un animale, bisogna dimostrare che questo utilizzi certi gesti unicamente in presenza di altri animali che possano vederli, che i gesti continuino a essere effettuati fino a quando non ha ottenuto quello che vuole. E che sia inoltre in grado di cambiare tipo di segnale gestuale, quando si rende conto che quello utilizzato non sta dando i risultati sperati. Per verificare se gli elefanti ne sono in grado, gli autori dello studio hanno organizzato un esperimento, coinvolgendo alcuni esemplari del parco nazionale delle Cascate Victoria dello Zimbabwe. Gli animali sono stati posti di fronte a due vassoi: uno vuoto, e uno pieno di mele. Davanti a loro era presente uno sperimentatore umano, che aveva accesso a entrambi i vassoi e poteva passare loro le mele, se istruito correttamente. E in effetti, tutti gli esemplari studiati hanno utilizzato dei gesti per indicare i vassoi colmi di mele: 38 gesti differenti, effettuati principalmente con la proboscide, messi in atto unicamente quando era presente lo sperimentatore umano, e modificati dopo un po’ di tentativi, quando questo non comprendeva la richiesta. Se gli sperimentatori passano agli elefanti solamente una parte dei frutti desiderati, questi hanno dimostrato di diventare estremamente creativi con i loro gesti, arrivando a esprimere qualcosa di simile alla frustrazione. Per gli autori dello studio, si tratta di una conferma: gli elefanti sarebbero perfettamente in grado di comunicare utilizzando gesti intenzionali. Il prossimo passo, quindi, sarà studiarne il comportamento in natura, per cercare di stabilire se, e quali, gesti utilizzano quotidianamente per trasmettersi informazioni tra loro.
Simone Valesini



