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Al Museo del mare di Gaeta c’è un mistero: due preziose anfore romane chiuse in una stanza (in buona compagnia)

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
21 de junio de 2025
in Cultura
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Al Museo del mare di Gaeta c’è un mistero: due preziose anfore romane chiuse in una stanza (in buona compagnia)
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«Si può visitare il Museo? E quanto costa?», chiede la mamma con sua figlia, accompagnata da alcuni amici. «È gratuito», risponde il signore sulla porta. Così da uno dei portoni dei bei palazzi sul Lungomare di Gaeta si apre la pancia del mare. Imbarcazioni ricostruite dagli studenti delle scuole, reti e utensili di altra epoca, filmati storici e testi, poi dietro un telo che sembra segnare la fine del museo del mare c’è quello che non ti aspetti: due dolie di epoca romana. Allora, qualche mese fa, erano interamente coperte, oggi finalmente con qualche aggiustamento si possono ammirare.

La storia inizia quando «il 15 maggio del 2017 la motopesca Attila II esce in mare. A 15 miglia a sud di Gaeta prende una brutta corrente che la porterebbe vicino a un’afferratura (quei posti in cui non bisogna gettare le reti perchè resterebbero impigliate nei relitti). Sembra un carico enorme di pesce, ma quando il pescatore rialza la rete dentro ci sono 2 dolie romane di argilla, quelle usate dalle navi per trasportare liquidi». A raccontare la storia è il presidente dell’associazione, Luigi Passeggio.

«La Guardia costiera ordina di scaricarli sulla banchina, per due anni vengono immersi in una vasca per essere desalinizzati e poi affidati al comune di Gaeta per esporli. Arrivano al Museo del mare dove però per esigenze architettoniche degli spazi non si può mostrarle. «All’inizio non li facevamo vedere, come ci era stato consigliato, poi abbiamo iniziato a mostrarle» e da maggio in poi, dopo l’incontro con il sindaco, «abbiamo deciso di fare un minimo di lavori per migliorare la visibilità». Non più nascoste dietro un velo quindi, ma tra le onde del mare ricostruite con un po’ di bella fantasia.

Ma non sono solo le dolie l’unico mistero e tesoro del Museo del Mare. Dietro una porta chiusa a chiave, accanto ai due giganti del mare, ci sono «80 anfore romane e pezzi di ancore recuperate molti anni fa dall’associazione Archeosub di Gaeta. Mentre questi beni erano in esposizione nella chiesa del 1300 della Sorresca- racconta Luigi Passeggio- la Guardia di Finanza sequestrò tutto perchè i permessi non erano in regola e il comune sigillò tutto in questa stanza. Qui sono state depositate anche 76 casse con pezzi di mosaici e monete preromane trovati in un cantiere dove è in costruzione un oleodotto, precisamente a Sant’Angelo periferia di Gaeta. La ruspa lavorava sopra una villa in un’area romana».

Sono tesori dimenticati lì dentro? «Assolutamente no», ha risposto alla Dire il sindaco di Gaeta, Cristian Leccese, che ha spiegato come stanno le cose. «Quella stanza è di fatto un deposito giudiziario»: la Guardia di Finanza al Comune venti anni fa chiese di tenere li questi reperti dopo il sequestro all’associazione che li recuperava, Archeosub. Ora è rimasto come magazzino. Man mano sono stati trovati altri reperti e la Sovrintendenza ci ha chiesto di metterli lì». Al primo piano del Palazzo, ricorda il sindaco, «c’è il Museo Civico del Centro Storico dove possiamo esporli con ok della Sovrintendenza». Ma allora perchè molti sono li dentro? Servono i soldi. «Vanno seguite le normative, anche economiche, bisogna dare l’incarico a un archeologo. Due anni fa abbiamo ristrutturato la microclimatizzazione del Museo, abbiamo un preventivo per poter esporre le dolie da 11mila euro l’una (ndr, riferito alla struttura necessaria per esporle)». E poi i reperti necessitano di trattamenti, non si possono esporre così, ma forse nemmeno restare in casse di plastica. Insomma, pare di capire che la Sovrintendenza è disponibile, i beni sono dello Stato, ma i soldi per esporli ai visitatori deve trovarli il Comune e il Museo non è a pagamento.

L’associazione Gaeta e il Mare gestisce il Museo del mare di Gaeta da 3 anni. «Siamo tutta gente del mare- ha spiegato alla Dire il presidente Luigi Passeggio- e girando il mondo abbiamo iniziato a sentire rabbia perchè in tanti Paesi il poco che hanno sembra tanto e noi che abbiamo tanto spesso non facciamo vedere nulla. L’associazione è nata 30 anni fa per far conoscere la storia millenaria di Gaeta. Il museo avrebbe uno spazio di 1200 metri quadrati, utilizzabili sono solo 450 del piano terra, quando ci sono palazzi del demanio militare chiusi». Il sindaco parlando dell’associazione Gaeta e il Mare non ha dubbi: «Sono degli eroi, hanno dentro la gaetanità». E intanto l’inventiva tutta italiana di chi non si arrende una soluzione estemporanea per le dolie l’ha trovata. In attesa dei soldi oggi chi entra le può ammirare, nessun telo le nasconde più.

Silvia Mari De Santis

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