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Il guano dei pinguini ci sta preservando dal cambiamento climatico

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
30 de mayo de 2025
in Ciencia
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Il guano dei pinguini ci sta preservando dal cambiamento climatico
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Ipinguini sono uno degli animali simbolo dell’Antartide. E a quanto pare, la loro presenza non è solamente suggestiva, ma contribuisce a mantenere stabili le condizioni climatiche del continente più meridionale del nostro pianeta, e aiuta così a contrastare l’aumento delle temperature che incombe per effetto delle attività umane. Il tutto, grazie a un alleato inaspettato: i loro escrementi, capaci di condizionare la formazione di nubi nell’area antartica, e di ridurre così la quantità di raggi solari che colpiscono la regione. A rivelarlo è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment da un team di ricercatori dell’Università di Helsinki.  Le capacità clima-alteranti del guano di pinguino nascono da un ingrediente segreto, di cui gli escrementi di questi uccelli sono particolarmente ricchi: l’ammoniaca, un gas che negli strati più alti dell’atmosfera può agire da nucleo di condensazione, trasformando il vapore acqueo in nubi e dando il via alle precipitazioni. Il ruolo dell’ammoniaca nella formazione delle nubi – in effetti – è noto da tempo. Quello che non era chiaro, però, è se quella contenuta nel guano di pinguino fosse in grado, o meno, di influenzare la formazione di nubi sul continente antartico. Ed è qui che entra in gioco il nuovo studio realizzato dai ricercatori finlandesi. Fortunatamente, l’antartico possiede caratteristiche uniche che rendono molto più semplice questo genere di ricerche. L’inquinamento umano infatti è pressoché nullo, così come la vegetazione. E senza quelle che nel resto del mondo sono le principali fonti dell’ammoniaca che raggiunge l’atmosfera, ne rimane praticamente solo una possibile: le grandi colonie di pinguini che si riuniscono sulle coste del continente. Per studiare la situazione sul campo, i ricercatori finlandesi hanno monitorato l’atmosfera nell’area della base argentina Marambio, nell’isola di Seymour. Una infrastruttura nei pressi della quale si riuniscono moltissime colonie di pinguini nei mesi estivi. I ricercatori hanno monitorato la concentrazione di ammoniaca, velocità e direzione dei venti, e la presenza di aerosol. Le analisi hanno rivelato che quando la base si trova sotto vento rispetto alla più grande colonia di pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae) dell’area, distante circa otto chilometri e composta da oltre 60mila esemplari, la concentrazione di ammoniaca nell’aria sale di circa mille volte, fino a superare le oltre 13,5 parti per milione. Anche in seguito alla partenza degli animali per la loro migrazione annuale, inoltre, i livelli di ammoniaca nell’aria sono rimasti circa 100 volte superiori alla media per oltre un mese, per via del lento rilascio di questa sostanza da parte del suolo intriso di guano. L’arrivo dell’ammoniaca, inoltre, si è rivelato il catalizzatore perfetto per la creazione di aerosol: mischiandosi con i composti sulfurei prodotti dal fitoplancton oceanico ha dimostrato di aumentare di circa 10mila volta la quantità di particelle presenti nell’area, arrivando a volte a creare una densa nebbia.  Le analisi hanno quindi dimostrato che il guano di pinguino è probabilmente una delle principali fonti per la creazione delle nubi nel continente antartico. E a detta degli autori dello studio, è probabile che avvenga lo stesso anche all’altro capo del globo, nell’artico. Questo vuol dire che il declino delle popolazioni di questi animali, estremamente a rischio a causa dei cambiamenti climatici, potrebbe innescare un circolo vizioso: con meno ammoniaca nell’atmosfera si creeranno meno nubi, e in questo modo potrebbe aumentare la quantità di raggi solari che raggiungono la calotta glaciale, velocizzandone lo scioglimento e contribuendo così al riscaldamento globale. Non si tratta di una certezza, perché i processi atmosferici sono molto complessi: il ghiaccio è una superficie estremamente riflettente, e se le nubi si formano sulla superficie del ghiaccio, e non sul mare, nelle giuste condizioni possono intrappolare la luce riflessa dal suolo e produrre quindi un effetto contrario, aumentando la temperatura. Lo studio quindi non è in grado di prevedere l’impatto del guano di pinguino sul clima, e quello che avrà nei prossimi anni il declino delle popolazioni di pinguini che nidificano al polo Sud. I risultati dimostrano però l’incredibile interconnessione che esiste tra tutti gli elementi che compongono il nostro pianeta, dalla biosfera, fino agli strati più alti dell’atmosfera. «Questo è un altro esempio della profonda connessione che esiste tra gli ecosistemi e i processi atmosferici», sottolinea a proposito Matthew Boyer, ricercatore dell’Università di Helsinki che ha coordinato lo studio. «E ci ricorda perché dovremmo avere a cuore la biodiversità, e la sua conservazione».

Simone Valesini

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