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Un nuovo pianeta nano potrebbe riscrivere la mappa Sistema solare esterno

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
27 de mayo de 2025
in Ciencia
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Un nuovo pianeta nano potrebbe riscrivere la mappa Sistema solare esterno
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Un piccolo gruppo di ricercatori dell’Institute for Advanced Study ha individuato un oggetto celeste di grande interesse al di là dei pianeti del Sistema Solare. Si tratta di 2017 OF201, un oggetto transnettuniano (TNO) potenzialmente classificabile come pianeta nano, paragonabile – per dimensioni e orbita – al più famoso Plutone. La scoperta è stata guidata da Sihao Cheng, insieme a Martin A. e Helen Chooljian della School of Natural Sciences, con il contributo dei colleghi Jiaxuan Li ed Eritas Yang dell’Università di Princeton. Il team ha utilizzato algoritmi computazionali avanzati per analizzare immagini d’archivio provenienti dai telescopi Victor M. Blanco e Canada-France-Hawaii (CFHT), identificando il nuovo oggetto in 19 esposizioni raccolte nell’arco di sette anni. Il Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale ha ufficializzato la scoperta il 21 maggio 2025, e il team ha condiviso i risultati in un preprint su arXiv. Ciò che rende unico 2017 OF201 non è solo la distanza a cui si trova, ma soprattutto la sua orbita estrema: il perielio, il punto più vicino al Sole, si trova a 44,5 unità astronomiche (UA = alla distanza Terra-Sole), una distanza simile a quella di Plutone; l’afelio, il punto più lontano, supera invece le 1600 UA, rendendo la sua orbita una delle più estese conosciute. Il ciclo completo intorno al Sole richiede circa 25mila anni. «Un’orbita così ampia implica che l’oggetto abbia subito forti perturbazioni gravitazionali, probabilmente da un incontro ravvicinato con uno o più pianeti giganti», spiega Yang. Cheng ipotizza addirittura che l’oggetto possa essere stato scagliato nella «nube di Oort», la remota regione popolata da comete, per poi essere spinto nuovamente verso l’interno del Sistema Solare. Molti TNO estremi sembrano avere orbite raggruppate in orientamenti simili, un fenomeno che ha portato alcuni astronomi a ipotizzare l’esistenza di un ipotetico Pianeta Nove, capace di influenzare gravitazionalmente questi corpi. Tuttavia, 2017 OF201 si distingue da questo schema, suggerendo che il quadro possa essere più complesso del previsto. «Forse non basta un solo pianeta gigante ad averlo portato sulla sua orbita attuale e quindi ci sono ancora molte cose da spiegare», osserva Li. Stando alle stime iniziali, 2017 OF201 ha un diametro di circa 700 chilometri, il che lo renderebbe il secondo oggetto più grande scoperto in un’orbita così remota, dopo Plutone (2.377 km). Tuttavia, sono necessarie ulteriori osservazioni, potenzialmente con radiotelescopi, per determinarne con precisione le dimensioni e le caratteristiche fisiche. Una regione tutt’altro che vuota. Tradizionalmente, lo spazio oltre la Fascia di Kuiper è stato considerato una zona relativamente deserta. Ma 2017 OF201 racconta un’altra storia. «Trascorre solo l’1% del suo tempo abbastanza vicino da poter essere osservato con i nostri strumenti attuali», spiega Cheng, «Il fatto che siamo riusciti a individuarlo suggerisce che là fuori potrebbero esserci centinaia di oggetti simili, semplicemente troppo lontani per essere rilevati». Uno degli aspetti più notevoli della scoperta è che è stata realizzata interamente con dati d’archivio pubblici. «Chiunque avrebbe potuto trovare questo oggetto», sottolinea Li. «Con gli strumenti giusti e una buona preparazione, anche studenti o scienziati non professionisti avrebbero potuto fare questa scoperta. È un esempio perfetto del valore della condivisione delle risorse scientifiche».

Luigi Bignami

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