Calenzano e Firenze in Toscana. Casteldaccia in Sicilia. Suviana in Emilia. Quattro località, 22 morti sul lavoro. Doveroso parlarne in vista della giornata del Primo maggio. Anche perché le 1090 vittime del 2024 segnano un aumento del 4,7 per cento rispetto al 2023. Ma nemmeno il 2025 si salva. È infatti cominciato nel peggiore dei modi con 138 incidenti mortali nei primi due mesi: 11 per cento in più rispetto all’anno scorso e un aumento del 16 per cento rispetto a due anni fa. Ma non c’è soltanto questa strage infinita. L’Italia è afflitta da un declino demografico, che è allo stesso tempo silenzioso e drammatico: oltre al calo delle nascite, la fuga degli italiani di ogni età, ma soprattutto giovani, che vanno a lavorare all’estero.
Raccogliamo, qui sotto, le inchieste e gli approfondimenti – più apprezzati da voi lettrici e lettori – che hanno indagato sul mondo del lavoro. E sulla rottura del patto sociale che fino a trent’anni fa permetteva anche a una famiglia di operai di vivere dignitosamente. Mentre oggi diventa estremamente faticoso arrivare alla fine del mese. E per farlo, bisogna rinunciare alle cure mediche, perché già il ticket di più esami diventa una spesa insormontabile. Oppure si rinviano le manutenzioni straordinarie. Dall’auto alla casa.
Lo misuriamo dall’interesse ottenuto dagli approfondimenti di Today.it. Come nel caso dell’inchiesta di Daniele Tempera pubblicata, il 10 aprile 2025: «Stipendi da 100 mila euro: quanto guadagnano all’estero i lavoratori che in Italia sono introvabili». L’invecchiamento dell’età media degli italiani e l’arruolamento di manodopera straniera sottopagata e non qualificata hanno spesso un legame con le concause che provocano così tanti infortuni: 589.571 le segnalazioni in Italia, tra morti e feriti, nel 2024.
«Quella dei morti sul lavoro è una piaga che non accenna ad arrestarsi», ha riconosciuto in queste ore il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma a questo si aggiunge la piaga dei lavoratori poveri: «Salari inadeguati – ha ammesso il capo dello Stato – sono una grande questione per l’Italia. Incidono sul preoccupante calo demografico, perché i giovani incontrano difficoltà a progettare con solidità il proprio futuro. Resta, inoltre, alto il numero di giovani, con preparazione anche di alta qualificazione, spinti all’emigrazione». Nell’ultimo anno, 200mila italiani hanno deciso di lasciare il nostro Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita. Così migliaia di aziende non trovano più dipendenti. Anche per lavori pagati 60 mila euro all’anno.
Fabrizio Gatti



