Salvando la pace dei due eurodeputati indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio anche oggi gli eurodeputati del Partito Democratico che aderiscono al gruppo dei S&D con il solito paraculismo e ben nascosti dietro spesse cortine fumogene hanno contribuito, come sempre, ad intorpidire le acque e sostenere l’emendamento che accoglie il piano di riarmo proposto dalla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen. Coerentemente gli eletti in Europa Dem fanno il contrario di quello che dicono e di quello che poi affermano di aver fatto. L’assemblea plenaria del Parlamento europeo, infatti, ha approvato la risoluzione sulla relazione politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione Europea. I sì sono stati 399 contro 198 no e 71 astenuti.
Il psicodramma è cominciato con la linea ufficiale, espressa dal capodelegazione a Strasburgo Nicola Zingaretti, ossia votare contro l’emendamento che accoglieva il Rearm Eu di Von der Leyen e a favore del testo sulla difesa comune europea. Un orientamento ribadito più volte nelle scorse settimane dalla segretaria Elly Schlein, per quanto in precario equilibrio: sì a una difesa comune europea, no a un riarmo nazionale. Tuttavia l’ala cosiddetta riformista del partito e del gruppo si è subito contraddistinta annunciando il proprio parere favorevole anche al piano di riarmo. In sostanza l’esito è stato identico ad alcune settimane fa quando, come si ricorderà, su questi temi la delegazione dem si era già spaccata a metà su una risoluzione che chiedeva che le risposte dell’Ue ai rischi esterni siano «simili a quelle in tempo di guerra», accogliendo con favore il piano ReArm Europe, proposto da Von der Leyen. Dieci europarlamentari del Pd avevano votato sì, a dispetto della linea indicata dalla segretaria per l’astensione. Per dovere di cronaca c’è da dire che Lega, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno votato No. Prende forza la manifestazione di sabato 5 aprile a Roma organizzata dai 5 Stelle contro l’Europa della guerra e delle armi. Sicuramente la manifestazione non sarà sostenuta economicamente dal Comune di Roma, non ci sarà il sindacato CGIL e il segretario Landini, neppure ci saranno gli editorialista de la Repubblica e neanche cantautori e intellettuali tanto al chilo. A me questo conformismo dell’anticonformismo sinistro, questa supponenza, puzza sotto al naso della serie ‘noi siamo’, ‘noi salviamo il mondo’, ‘noi difendiamo la Repubblica’, ‘ noi siamo i buoni’, ‘noi, noi che poi è io io ipertrofico,’ davvero mi mette molta tristezza e mi inquieta tanto.
Arnaldo Capezzuto



