L’Agenzia spaziale europea ha aperto le ricerche per 20 volontari tra i 20 e i 40 anni che avranno l’opportunità di partecipare ad un nuovo studio, denominato «Vivaldi III» che simulerà le condizioni di vita nello spazio, in assenza di gravità. La simulazione si terrà presso la clinica spaziale Medes a Tolosa, in Francia, e prevede un compenso di 5mila euro per i volontari che ne prenderanno parte. I selezionati saranno divisi in due gruppi da 10: il primo dovrà rimanere sdraiato su un letto inclinato di 6 gradi, gli altri 10 saranno immersi in acqua, con solo la testa e le braccia fuori, protetti da un telo impermeabile. Tutti i partecipanti dovranno osservare un periodo di inattività: gli sarà permesso svolgere attività da remoto su dispositivi informatici – via libera quindi a videochiamate, videogiochi, smartworking – ma non potranno lasciare le posizioni imposte, se non per brevi momenti per andare in bagno, dove verranno trasportati con un carrello. Anche durante il tragitto i partecipanti dovranno mantenere una condizione rilassata. Per quanti rivedono esattamente il proprio lavoro dei sogni, è possibile inviare la propria candidatura sul sito dell’European Space Agency (Esa). Tali condizioni puntano a replicare ciò che gli astronauti affrontano durante le missioni spaziali. Durante l’esperimento, i partecipanti saranno sottoposti a valutazioni mediche che hanno lo scopo di monitorare i cambiamenti di questo «riposo forzato» sull’organismo umano. Nelle due precedenti edizioni di «Vivaldi», donne e uomini sono stati testati nell’immersione per 5 giorni, mentre quest’ultimo progetto vedrà una maggiore durata del test: «Estendendo la durata dell’immersione a secco e confrontandola con il riposo a letto, stiamo perfezionando la nostra comprensione di come questi metodi simulano la vita nello spazio, i diversi effetti fisiologici e il modo in cui si completano a vicenda», spiega Ann-Kathrin Vlacil, team leader Esa. «L’immersione a secco toglie peso dal corpo, creando condizioni simili all’assenza di peso, mentre il riposo a letto a testa in giù imita i cambiamenti del fluido e l’inattività sperimentata nello spazio a causa della microgravità», spiegano dall’Agenzia. Entrambi i metodi inducono infatti effetti fisiologici che influenzano i sistemi neurologici, cardiovascolari e metabolici del corpo umano. Tutte queste modificazioni, così come i cambiamenti ormonali, le risposte immunitarie e le connessioni tra il sistema nervoso e quello della vista, sono attualmente oggetto di studio da parte dei ricercatori allo scopo di «mitigare i rischi per la salute negli astronauti e a progettare migliori contromisure per l’esplorazione umana oltre la Terra». Tuttavia, «i nostri risultati hanno implicazioni significative anche per la medicina basata sulla Terra, in particolare nelle condizioni legate all’invecchiamento».