Le terre rare sono sempre più importanti per le economie mondiali, essendo questi minerali fondamentali per le batterie dei veicoli elettrici, i pannelli solari e altri settori chiave come la difesa. Ultimamente sono diventate oggetto di uno scontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, con gli Stati Uniti che chiedono all’Ucraina di concedergli i diritti di sfruttamento delle risorse di Kiev in cambio del sostegno militare ricevuto. Questi minerali sono presenti anche sul suolo europeo e per accaparrarsi queste risorse, la Commissione europea ha stilato un elenco di 47 progetti strategici per incrementare la produzione dell’Ue di 14 dei 17 materiali che considera critici per la transizione energetica e la sicurezza. Tra questi ci sono anche quattro progetti in Italia, nello specifico in Veneto, Toscana, Lazio e Sardegna. Questi progetti, che includono l’apertura di miniere, beneficeranno di procedure di autorizzazione semplificate e del sostegno finanziario europeo. L’elenco fa parte dell’attuazione dell’Atto sulle materie prime critiche, con il quale il blocco mira a estrarre il 10 per cento, lavorare il 40 e riciclare il 25 del suo fabbisogno entro il 2030. I materiali includono i metalli di base alluminio, rame e nickel, oltre al litio, materiale chiave per le batterie, e agli elementi rari utilizzati nei magneti permanenti per le turbine eoliche o i veicoli elettrici. «L’Europa dipende attualmente da Paesi terzi per molte materie prime di cui ha particolarmente bisogno. Dobbiamo aumentare la nostra produzione, diversificare le forniture esterne e creare scorte», ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea per la Strategia Industriale, Stéphane Séjourné, presentando l’elenco dei 47 progetti prioritari. L’anno scorso l’Ue ha adottato una legislazione per garantire le proprie forniture di materie prime. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Cina per i materiali utilizzati nella produzione di batterie, turbine eoliche e munizioni. In particolare, si punta a riaprire le miniere in Europa rispettando rigorosi standard ambientali, in un momento in cui questi progetti sono contestati dagli attivisti ambientalisti. «Oggi la corsa per le materie prime è iniziata e c’è una sorta di risveglio strategico, in particolare per le materie prime e per le terre rare. Tuttavia, l’Europa ha un quadro normativo che ci consente di accelerare», ha rivendicato Séjourné. Le autorizzazioni hanno finora rappresentato un problema per molti progetti verdi in tutto il blocco, aggiungendo anni agli sviluppi, poiché le aziende devono confrontarsi con le regole dei 27 Stati membri e con quelle delle comunità locali. Per questo i progetti selezionati beneficeranno di procedure semplificate, con un limite massimo di 27 mesi per l’estrazione e di 15 mesi per la lavorazione o il riciclaggio. Un gruppo di finanziatori consiglierà anche come far ripartire i costosi progetti con garanzie pubbliche da parte delle banche nazionali, della Banca europea per gli investimenti e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, per incoraggiare gli investimenti privati. I 47 progetti sono localizzati in 13 Stati membri: Belgio, Francia, Italia, Germania, Spagna, Estonia, Cechia, Grecia, Svezia, Finlandia, Portogallo, Polonia e Romania. Venticinque riguardano l’estrazione, 24 la lavorazione e 10 il riciclaggio, mentre alcuni combinano più di una di queste attività. Altri elenchi saranno annunciati per coprire i materiali rimanenti, compresi i progetti al di fuori del blocco. Bruxelles vuole evitare un’eccessiva dipendenza da un’unica fonte per i metalli chiave dopo lo shock della perdita del gas russo a basso costo e i problemi della catena di approvvigionamento durante la pandemia di Covid. Anche l’acquisto congiunto è diventato un nuovo strumento che la Commissione sta promuovendo. Lo status di progetto strategico può essere concesso anche per impianti al di fuori del territorio del blocco e la Commissione ha ricevuto 46 domande per progetti in Paesi terzi. A breve selezionerà quelle ritenute prioritarie e ammissibili alle misure di sostegno dell’Ue. Il testo stabilisce però che l’Ue non deve dipendere da un singolo Paese terzo per più del 65 per cento del suo fabbisogno.
Alfonso Bianchi



