Fagioli, ceci, lenticchie, sono tantissimi i legumi disponibili in questo specifico momento dell’anno, utilizzati da nord a sud d’Italia per preparare piatti invernali come zuppe e minestre. Pochi conoscono invece la roveja, antico legume per troppo tempo lasciato nel dimenticatoio gastronomico. Si tratta in sostanza di un pisello, piccolo e dal colore verde scuro, coltivato per anni su tutta la fascia appenninica centrale, dall’Altopiano di Colfiorito fino al Gran Sasso passando per Cascia e Castelluccio. Tra i più noti c’è quello di Civita di Cascia, in provincia di Perugia, non a caso anche Presidio Slow Food dal 2006.
Roveja, roveggia, roveglia, sono tanti i nomi con cui riferirsi a questo piccolo pisello di campo. Particolarmente diffusa fin dal Medioevo, la roveja sembra da sempre essere utilizzata dalle popolazioni della fascia mediterranea e del Centro Italia, soprattutto tra Umbria e Marche. In particolare si fa riferimento alla città di Civita di Cascia, paesino a 1300 metri di altitudine e colpito da un grave spopolamento a causa dei terremoti che si sono susseguiti nella seconda metà del XXI Secolo.
La roveja era un legume che si coltivava in quota sui Monti Sibillini, tra le due regioni centrali italiane, e considerato il cibo dei contadini e dei pastori di zona. Zuppe, minestre, farine e polente, la roveja aveva un versatile utilizzo in cucina fino a che non si è andata a perdere del tutto. I motivi? Si riteneva che fosse un legume più adatto all’alimentazione degli animali che dell’uomo, tanto che iniziò a essere utilizzato Il esclusivamente come foraggio per i greggi. Inoltre la coltivazione della roveja venne abbandonata a favore di un legume più facile e redditizio: il pisello comune che andò a soppiantarlo nell’agricoltura locale. Fino alla sua lenta ma costante riscoperta grazie a una schiera di coltivatori, mossi dall’obiettivo di far conoscere questo ingrediente dalle ottime proprietà nutritive e perfetto per zuppe e sfarinati.
Un legume resistente alle basse temperature, tanto che può essere coltivato in altitudine senza troppi problemi. La roveja cresce anche spontaneamente e nonostante questo non si può dire che la sua gestione sia semplice, anzi. La velocità di crescita costringe gli agricoltori a continui ed estenuanti interventi in campo. In cucina trova due naturali strade: all’interno di zuppe o minestre oppure trasformandola in farina per una speciale polenta, la farecchiata. Nel primo caso basta metterla a mollo una notte e poi cuocere in brodo aggiungendo verdure o altri legumi come lenticchie, ceci o fagioli. Nel secondo, invece, si procede macinando il pisello fino a ottenere una farina ideale per fare la polenta. A Civita di Cascia questa ricetta prende il nome di farecchiata: si aggiunge un battuto di alici, aglio, olio e peperoncino e si serve con crostini abbrustoliti ed erbe di campo come borragine o tarassaco.



