Un tema di scottante attualità per il quale si accusa il Parlamento perché, al di là delle parole, non ha fatto niente, né con l’attuale governo, né con il precedente. La verità è che il fine vita non è legiferabile. Da tempo e, soprattutto in questi giorni in cui spesso se ne parla, ragiono sulla delicata questione del fine vita, quello del suicidio assistito. Più scavo nelle logiche di questo importantissimo tema e più mi rendo conto che è un argomento troppo più grande di me. Non esiste un dogma superiore che possa disciplinare l’intervento della mano dell’uomo in una scelta così fragile. È l’unico momento in cui abbiamo in mano la nostra vita: non siamo nati per scelta, ma possiamo scegliere di morire. Probabilmente è il più grande problema di coscienza di fronte al quale ci troviamo. Non devono esistere leggi e vincoli superiori alla nostra coscienza, che ci farà decidere. Intorno a chi fa la scelta di interrompere la propria vita il silenzio dovrebbe aver ragione del giudizio da parte di terze persone, della politica, dei tribunali, perfino della Chiesa che, è bene ricordare, è fatta di uomini in carne e ossa, come noi.
Pietro Greppi


