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A Gaza ancora vittime palestinesi: in 500mila tornati al nord

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
30 de enero de 2025
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A Gaza ancora vittime palestinesi: in 500mila tornati al nord
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Il cessate il fuoco stretto tra Hamas e Israele tiene a fatica: Hamas ha fatto sapere che ritarderà nella consegna della terza lista contenente i nomi degli ostaggi israeliani che dovrebbero essere liberati domani a causa di «ostacoli all’accesso di aiuti umanitari a Gaza». Un’accusa, che da Tel Aviv bocciano come «fake news». Intanto, sono almeno quattro le vittime palestinesi registrate a Gaza nelle ultime 24 ore, due rimaste uccise in un attacco delle forze israeliane, e altre due morte successivamente a causa delle ferite riportate. Lo riporta il ministero della Salute della Striscia, secondo cui inoltre sono stati portati negli ospedali i corpi di 59 persone, recuperati sotto le macerie degli ultimi quattordici mesi di attacchi. Questo porta il bilancio totale dei morti palestinesi a 47.417. Tuttavia, oltre 500mila palestinesi sarebbero riusciti a fare ritorno nelle noro zone di origine, nel nord, come conferma il Media office del governo di Gaza. Dal cessate il fuoco, prosegue il lavoro dei soccorritori per estrarre i resti delle persone rimaste travolte dal crollo degli edifici, seguiti ai raid, oppure seppelliti in fosse informali. La Mezzaluna rossa ad esempio oggi ha fatto sapere di averne estratti quattordici in siti diversi lungo Al-Rashid road, la strada che passa lungo la costa di Gaza. Non si arrestano invece le violenze in Cisgiordania. Come riferisce la testata israeliana Haaretz, l’esercito israeliano avrebbe causato la morte di due palestinesi, mentre il ministro della Difesa Israel Katz, in visita a Jenin, ha dichiarato che l’esercito resterà in città «anche oltre il termine dell’operazione» militare ‘Iron wall’, per accertarsi che «il terrorismo non rifaccia la sua comparsa». Jenin è una città storicamente nota per le attività di resistenza all’occupazione israeliana e sede della Brigata Jenin. L’esercito di Israele ha lanciato Iron Wall lo scorso 21 gennaio, all’indomani dell’entrata in vigore dell’accordo Israele-Hamas, proprio per eradicare il movimento armato. Ma non è solo qui che si concentrerebbe l’azione israliena: secondo l’emittente Al Jazeera, le forze di Tel Aviv dall’alba di oggi avrebbero demolito otto edifici – tra cui sei case, un ristorante e una sala di preghiera – nelle città di Hebron, Gerico, Salfit, Betlemme e Gerusalemme est. A Tulkarem invece continua da tre giorni un pesante assedio: l’agenzia di stampa palestinese Wafa riporta di un uomo è stato ucciso per un colpo d’arma da fuoco che lo ha raggiunto alla testa. La stessa testata riferisce anche di continui attacchi alle infrastrutture per acqua, elettricità, fognature, reti internet, e contro proprietà pubbliche e private. Ciò, secondo il direttore del Comitato popolare per i servizi, Faisal Salama, sta costringendo le famiglie ad andarsene, mentre un migliaio di persone sarebbe stata costretta a lasciare le proprie case con la forza.

Alessandra Fabbretti

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