«Ma che significa?». Antonio Conte ha preso a crepitare, come una grandinata sui vetri in una sera d’inverno. «Ma che significa?», a mitraglia. «Ma che significa il Var non può intervenire? Non capisco, a volte può intervenire e a volte no? Quando gli conviene intervengono?». E’ ri-nato in diretta tv, con Inter-Napoli ancora fumante, un tormentone quasi fumettistico, sicuramente accudente: la Serie A come ai bei vecchi tempi, quelli del sospetto d’alto livello, per bocca di un senatore del calcio italiano. Eccola la parola chiave: «Retropensieri». Conte era furioso per il rigore «leggerissimo» fischiato contro il Napoli e poi sbagliato salvificamente da Calhanoglu: «Una decisione dell’arbitro può cambiare una partita di questo genere e il Var non può intervenire? Il Var o c’è o non c’è altrimenti si nascondo dietro a questa situazione. È una cosa che mila incazzare, ma non solo a me, a tutti gli allenatori. Il Var se c’è deve intervenire se c’è un errore. A livello di logica se c’è deve essere utilizzato per correggere degli errori. Ci stiamo trovando in una situazione in cui ci possono essere retropensieri da parte di tutti». Non importa la generalizzazione – «da parte di tutti» – ma il soggetto sottinteso: dobbiamo pensar male? E’ un esercizio in cui siamo campioni del mondo. Ma detto da Conte è un tema ustionante. Perché Conte adesso veste la tuta del Napoli (peraltro con la sobrietà di non aver mai rinnegato il suo passato da «avversario»nemico», anzi facendosene orgogliosamente vanto) ma è pur sempre uno che ha per tredici anni ha indossato la maglia più sospetta d’Italia, quella della Juventus. E che per tre anni la Juve ha allenato. Quello che una volta, all’ennesima domanda sul celeberrimo gol di Muntari, cominciò a sbuffare: «una noia mortale, veramente, una noia mortale». Conte riavvolge dunque il nastro della storia: la vetta della classifica del campionato è affollata come un treno di pendolari e lui sa quando è il momento di alzare la temperatura mediatica. Quindi, sì: tormentone sia. «Cosa significa?! Il var è un oggetto che serve a farmi sentire più sicuro. Io inizio a non sentirmi più sicuro. Perché mi dicono questa è una decisione dell’arbitro e il var non poteva intervenire, quando conviene. Quando non conviene dicono il var interviene. Il Var deve intervenire quando c’è un errore per correggere l’arbitro, non che lascia la decisione all’arbitro. Altrimenti nascono retropensieri».
Mario Piccirillo



