Il governo cubano ha ufficializzato una profonda ristrutturazione del potere esecutivo che fissa a 20 il numero massimo di ministeri dell’esecutivo. La Legge 186 – promulgata oggi nel contesto della maggiore crisi economica e sociale mai affrontata dal governo comunista – entrerà in vigore tra sette giorni e, secondo quanto riferisce l’organo ufficiale Granma, mira a «riorganizzare, ridimensionare e perfezionare la struttura dell’Amministrazione centrale dello Stato con l’obiettivo di raggiungere una maggiore efficienza». Con la nuova legge vengono accorpate funzioni precedentemente ripartite tra enti distinti e ministeri indipendenti, dando vita a nuovi organismi come il ministero dell’Economia e delle Finanze; il ministero dell’Agricoltura e dell’Alimentazione; il ministero del Commercio e degli Investimenti Esteri; il ministero della Cultura; e il ministero dello Sport e della Ricreazione. La Banca Centrale di Cuba (Bcc), si legge inoltre, manterrà il proprio status di «ente dell’amministrazione centrale dello Stato, guidato da un ministro-presidente», specifica il provvedimento. La legge stabilisce inoltre che i ministri avranno un termine di 30 giorni di calendario per presentare i programmi di lavoro che dovranno essere firmati dal primo ministro, Manuel Marrero. È previsto, infine, un periodo di transizione fino a un anno per attuare i trasferimenti organizzativi e riallocare le risorse umane, materiali e di bilancio. La riforma rientra nella Legge sull’organizzazione dell’amministrazione statale centrale e si inserisce in un pacchetto di 176 misure approvate a giugno volte a liberalizzare e decentralizzare l’economia.
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