Giovanni Cardone
Si è conclusa il 25 Ottobre al Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini Frascati la mostra personale di Stefania Sabatino ‘LA TRAMA DEL TEMPO vulnera acus | signa fili – Ricucire il Tempo’ a cura di Daniela Zannetti. L’esposizione è stata promossa dal Comune di Frascati e Musa, Museo Tuscolano archeologico Scuderie Aldobrandini Frascati. La scelta di presentare la produzione artistica più recente di Stefania Sabatino nel Museo Archeologico di Frascati, è un primo dialogo tra la Menade Tuscolana capolavoro di dinamismo e pathos dell’antichità “rinvenuta senza testa”, con le figure contemporanee «giunoniche» e acefale dipinte su Juta, cifra artistica dell’artista. La Menade Tuscolana riemerge come corpo archetipico e forza originaria, attraversando il tempo per incontrare la ricerca contemporanea di Stefania Sabatino i cui Esseri monumentali su tela si fanno superficie simbolica, architettura emotiva, e luogo di riconoscimento collettivo. Un Universo frammentato dove il filo ricuce il tempo, la memoria e le relazioni umane. L’unione tra iuta naturale, acrilico e filo da ricamo diventa il perno di una narrazione in cui le «smagliature» della vita e della tela coincidono: riparare l’una significa curare l’altro. Come afferma Daniela Zannetti nel suo testo critico: “Vale la pena di indagare in questo rito coreografico la metafora sociale e un’epifania di salvezza la rigenerazione sociale e umana non è indolore, ma richiede un’azione profonda, un’assunzione di responsabilità che l’artista guida attraverso il proprio linguaggio. L’arte di riparare, ricucire il tempo attraverso la materia può divenire un atto di autentica meraviglia”. Una mia ricerca storiografica che analizza le opere di Stefania Sabatino apro il mio saggio dicendo : Nel guardare le opere di Stefania Sabatino penso ad Emanuele Severino il quale diceva che : ‘Il tempo e la realtà, con una forza e un rigore straordinario, un senso totalmente nuovo del divenire: il senso per cui esso, lungi dall’essere il venire o il ritornare nel nulla delle cose, è invece il necessario e infinito oltrepassarsi degli eterni’. Io credo che senza memoria non vi è passato e senza passato non vi è identità. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la società in cui vive, così come ogni popolo per sopravvivere alla modernità, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un’eco di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verità incontrovertibili acquisite più che dallo studio, dall’esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi, basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. Posso dire che la relazione tra le arti figurative è stata nel tempo oggetto di un infinito numero di speculazioni che hanno dato vita a teorie, considerazioni e assiomi diversi e contestualmente applicabili. Stefania Sabatino cerca la verità, attraverso la forma indispensabile e dalla doppia valenza terrena e astrale. Oppure è alla ricerca di un modulo innovativo di sperimentazione e sintesi che fa parte di una sua identità interiore . Le suggestioni si dilatano in ricercate atmosfere, divenendo flebili respiri, tensioni verso l’immanenza, nella scintillante immediatezza della pura sperimentazione. Il colore si libera dalla forma, sublima verso realtà concrete donando allo spazio nuove e articolate visioni. Uno spazio di luce si dirama oltre i limiti conosciuti della forma trasformando ogni esperienza onirica in una catalogazione cosmica dell’animo. Dalle opere di Stefania Sabatino affiorano innumerevoli realtà parallele oltre le convenzioni del visibile e dell’agire, generando corrispondenze e analogie tra creazione e genesi. Sentimenti dell’animo si fanno luce e approdano verso arcani arcipelaghi prospettici attraverso flebili e illusorie sinuosità narrative. Si assiste, ad uno scontro epocale tra dinamicità e plasticità delle composizioni, il purismo si sovrappone ed è sostituito da spezzati ingranaggi di macchine sensoriali di una realtà sintetica, fluiscono nell’aria creando vortici dinamici di entità oniriche e vertigini ideali. La dimensione della materia si dirama nello spazio alternando realtà trascendenti a lampi di luce abbagliante e infinita. L’essenziale incontra l’effimero, eros e thanatos dell’immaginario, alla ricerca dell’inedita forma, esiziale paradigma di un’ancestrale solitudine, muta testimone di continue sperimentazioni, sinuosità tattili, simmetrie sussultorie. Perfezione ed essenzialità, germinali sequenze, sottesi intrecci, fluttuano liberi nelle lontane rimembranze segniche per divenire essenze di transiti e rivelazioni di idee organico primigenie. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali, mitici destini, tensioni sacrali. Dopo l’approdo, ecco l’abbandono, ovvero il desiderio di nuova forma e di una plasticità che ci riporta al mito e al rito. La materia appare come una visione innocente tra una fenomenologia evocativa e una sintetica esperienza visiva. Oltre il rapporto spazio- tempo Stefania Sabatino medita sull’irrevocabilità della materia, ovvero sulle tracce armoniche delle forme che reggono l’universo alla ricerca delle primordiali temporalità oggettive. Per la “rivoluzionaria” Stefania Sabatino il tempo è come ibernato, purificato, trasfigurato da un’inedita linfa vitale. Il ritmo del continuo mutare del tempo genera cangianti armonie delle tonalità ma decreta un nuova visione creando, un modulo tra materia e forma . Tracce di arcane funzioni della materia pittorica trovano un nuovo tempo, un’improvvisa neo oggettività. La realtà pittorica in Stefania Sabatino è rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell’esperienza collocata nell’eterna trasfigurazione percettiva dell’universo. L’artista supera l’aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest’ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalità di Stefania Sabatino, sempre omogenee e cangianti, vivono una realtà irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicità e immobilità. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realtà complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularità. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all’interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalità abolisce le tenebre, l’oscurità e la finitezza materica. La luce è totale e totalizzante, supera le angosce del vivere e dell’esistere, assume attraverso la materia l’abbagliante essenza di un ininterrotto fregio classico continuo. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondità lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti.
Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico. Tutto è come sospeso, bloccato, cristallizzato tra gesto e forma che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verità è nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un’oasi di pace, un destino. Un’impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libertà e di vita. Oltre la tragica gravità dell’esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un’instabile atmosfera nell’immensa, irrevocabile caducità della materia. Sintesi tra materia e forma creano miti che simboleggiano corrispondenze con l’antico, la mitologia, e i quattro elementi della creazione. Stefania Sabatino è alla continua ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell’essere oltre l’agire, riflesso concreto di un mondo che vive tra forma e materia. La scelta di Stefania Sabatino pone, in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticità e direzionalità d’intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquità. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La visione primordiale voluta dall’artista si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volontà di ridefinire una base integrata e congruente. La sua visione suffragata da reciproci incontri tra forma e materia e gesto pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualità e destino. Una lirica contemplazione dell’universo è sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di luce. Variabili astrali appaiono come cristalline scansioni luminose, ali percettive di iperbolici voli trasfigurati da una successione dinamica di meditate modulazioni. Iridescenti superfici determinano continue vibrazioni cinetiche provocate da un ipotetico sisma primordiale della materia cromatica, delimitata da una dogmatica linea di contorno, incline a trasmigrare, al di fuori di un collaudato perimetro. Nella pura estasi contemplativa Stefania Sabatino inserisce nelle sue opere forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalità, straripante espressione di un io profondo. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove la materia trova nel moto degli astri, il ritmo segreto dei tempi. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento è piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell’anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell’aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libertà che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicità concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verità sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilità. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell’energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell’interiorità, carichi di accese tonalità dalle raffinate tridimensionalità tattili. Lontani orizzonti dell’anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realtà sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un’inquieta idealità s’insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Le opere di Stefania Sabatino si diramano nello spazio e nel tempo e sa raccontare con discreta e sapiente essenzialità, il mito e il rito sono alla base delle sue opere. Le opere di Stefania Sabatino suscitano numerosi interrogativi sulle pulsioni che la materia dona alla forma. Richiamandosi a un gioco di riflessi, ai confini tra surrealtà e sogno, generato dall’animo che va oltre la realtà che è evocato da tangibili memorie. La luce di un tempo irreale, fluttua in una dimensione parallela, vaga come un viandante verso le origini del cosmo, divenendo icona rivelatrice di un cammino ormai tracciato. Le composizioni veleggiano tra un idealizzato confine terreno e un evocato orizzonte celeste, sotteso tra indefinite voci e irraggiungibili echi. Un’impalpabile gravità sensoriale accende le gradazioni tonali risaltando l’effetto luce di attraenti vibrazioni, sublimate in un seducente fluido multicolore. Come luoghi trasfigurati dall’immaginazione, oltre una realtà oggettiva, specialmente in queste opere di Stefania Sabatino la quale ci invita ad una silente contemplazione che sono lontano dagli accadimenti della quotidianità, lo spazio diviene armonia e struttura sensibile. L’elegante sequenza tonale appare come un affascinante viaggio nei simboli arcaici testimoni di astratte meditazioni sulla materia e sulla forma dalle quali si eleva una indefinita atmosfera dalle futuribili, affascinanti valenze espressive. La raffinata intimità tonale diviene sensibile sollecitazione di idealità, fugace e fuggevole presenza, immediatamente dissolta da turbinii incontrollati oltre la sfera dell’immaterialità. La sintetica ricerca di assoluto, unita a un’inedita e personale sensibilità, delinea impercettibili tracce che sublimano a un’aurorale, sincretica nuova vita. Un fluido, pulsante e impetuoso, scorre sotterraneo nei meandri percettivi dell’artista alimentando un luogo incantato, evocato come fenomeno di luce e colore, verità e vita oltre la vita. L’invisibile sentire di una realtà, al di là dalla mimesi, diviene esercizio spirituale, aspetto emozionale della pittura destinato ad esplorare il mondo, alla ricerca del progetto ideale. Inedite incandescenze cromatiche accentuano la convulsa aggregazione delle tonalità dando origine ad una magmatica cascata di energia dalle sublimi valenze espressive. Intuizioni premonitrici mutano le forme occupando spazi paralleli non più definiti da una realtà precostituita da luoghi senza memoria. Una fine spiritualità veleggia sul substrato, divenendo entità rivelatrici d’inesplorati rimandi, irrefrenabili tensioni verso l’assoluto, vibrazioni cosmiche tra terra e cielo, tracce indissolubili tra espressione ed evento, tra destino e avventura, tra poesia interiore e silenzio. Come cangianti vittorie alate, le forme di Stefania Sabatino fluttuano sottese nello spazio, si svelano velocissime oltre la porta delle stelle, tra riverberi avvolgenti e ritmiche sospensioni di un tempo indefinito ai confini percettibili dell’essere. La presenza congiunta di tele e installazioni, arricchisce l’esperienza visiva, il display allestitivo si fonde con lo spazio architettonico, e crea un secondo dialogo tra la rigenerazione di Fuksas, i reperti di Tusculum – del vulcano laziale – e l’immaginario vesuviano e pompeiano. Una prestigiosa sinergia territoriale sostenuta dai patrocini della Città Metropolitana di Napoli e del PARCO NAZIONALE del VESUVIO – Riserva Nazionale di Biosfera del MAB UNESCO – riconoscimento internazionale per la conservazione della biodiversità e lo sviluppo economico sostenibile. Il Volume “LA TRAMA del TEMPO” cristallizza le fasi salienti della ricerca artistica della Sabatino dal 2021 al 2026, dalle mostre più recenti tra cui “Consistenze” della II Biennale di Cosenza, “Estesia” al Palazzo Mediceo di Ottaviano, “PAESAGGI POSSIBILI L’evoluzione del paesaggio vesuviano – DONNE IN CAMMINO” all’ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI di Napoli, l’acquisizione di “Resilienza” della Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri “Salvo D’Acquisto” di Velletri (Roma), alle esposizioni nel Lazio “IL SOGNO DEL LATTE” Galleria Romberg di Latina, e a Frascati: Villa Mergè “CLASSICO CONTEMPORANEO”con IRVIT. La monografia affabula sul connubio tra arte contemporanea, scenari archeologici e territori culturali. Contiene i testi critici di Gaetano Romano, Daniela Zannetti, Stefano Taccone, Alfredo Moraci inoltre di Gabriella Taddeo, Rosanna De Cicco, Carlo Avvisati, Stefania Trotta, Massimo Sgroi. Un aforisma di Franco Falasca, storico membro fondatore nel 1973 dell’Ufficio per l’Immaginazione Preventiva, e altri estratti critici e curatoriali che accompagnano il lavoro dell’artista e le sue partecipazioni a collettive, bipersonali e personali. La Pubblicazione concorre alla diffusione promozionale del sito museale ed archeologico tuscolano in un circuito relazionale e culturale del territorio laziale e campano.
Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini Frascati
Stefania Sabatino LA TRAMA DEL TEMPO vulnera acus | signa fili – Ricucire il Tempo
Foto della mostra Crediti Ph. Jacopo Naddeo
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