Gazzettino Italiano Patagónico
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial
No Result
View All Result
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial
No Result
View All Result
Gazzettino Italiano Patagónico
No Result
View All Result
Home Sociales

In Norvegia riemergono dal ghiaccio 48 frecce preistoriche che hanno 6.000 anni

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
5 de octubre de 2026
in Sociales
0
In Norvegia riemergono dal ghiaccio 48 frecce preistoriche che hanno 6.000 anni
19.5k
SHARES
19.5k
VIEWS
Ho condiviso su FacebookHo condiviso su Twitter

Per migliaia di anni sono rimaste nascoste sotto il ghiaccio delle montagne norvegesi. Ora, mentre quel ghiaccio si ritira, stanno tornando alla luce. È una scoperta che sembra arrivare direttamente dalla Preistoria: durante le ultime spedizioni archeologiche in Norvegia sono state recuperate 48 frecce preistoriche, tra cui una con una punta in ardesia che potrebbe avere tra i 5.000 e i 6.000 anni. In tre settimane di lavoro sul campo, gli archeologi del programma Secrets of the Ice hanno recuperato 48 frecce preistoriche riemerse con il disgelo. La più antica, con la punta in ardesia e parti dell’asta in legno ancora conservate, risale a un periodo compreso tra i 5.000 e i 6.000 anni fa.

DAL GHIACCIO ALLA PREISTORIA

Il ritrovamento è avvenuto nell’area montuosa di Jotunheimen, nel sud della Norvegia, dove il programma di archeologia glaciale Secrets of the Ice lavora da ormai vent’anni. Gli archeologi hanno concentrato le ricerche nella zona di Kvittingskjølen, nei pressi delle distese di ghiaccio di Langfonne, Storefonne e Hanklefonne. Tra i reperti più interessanti c’è proprio la freccia più antica, composta da una punta in ardesia e da parti dell’asta di legno. La sua età è stata stimata sulla base del confronto con altri reperti simili e la colloca tra i 5.000 e i 6.000 anni fa. È quindi molto più antica della maggior parte degli oggetti che il team era abituato a trovare in queste zone. E non è l’unico pezzo arrivato dal passato. Tra i ritrovamenti di questa stagione c’è anche una freccia completa di circa 3.600 anni, con una punta realizzata a partire dal guscio di una cozza d’acqua dolce, oltre ad altre punte in osso e ferro.

UN ARCHIVIO NASCOSTO NEL GHIACCIO

La particolarità di questi siti non sta soltanto nell’età dei reperti. Il ghiaccio ha funzionato per millenni come una sorta di enorme archivio naturale, rallentando la decomposizione di materiali che normalmente non sarebbero sopravvissuti così a lungo. Nel corso delle spedizioni, infatti, sono stati trovati non solo strumenti per la caccia, ma anche legno, pelle, tessuti, vestiti, scarpe e altri oggetti legati alla vita quotidiana e agli spostamenti attraverso le montagne. Dal 2006 il programma ha recuperato più di 5.000 reperti in 73 località dell’area. Nei primi anni del progetto, la maggior parte degli oggetti risaliva a meno di 2.000 anni fa, con una forte presenza di reperti dell’epoca vichinga. Oggi, invece, stanno emergendo sempre più oggetti appartenenti all’Età della Pietra e all’Età del Bronzo, con alcuni reperti che superano i 6.000 anni.

IL PARADOSSO DEL DISGELO

C’è però un lato molto meno romantico della scoperta. Le frecce stanno tornando alla luce proprio perché il ghiaccio che le ha conservate per millenni si sta sciogliendo rapidamente. Secondo gli archeologi del progetto, in diversi punti le masse di ghiaccio sono ormai ridotte a piccole porzioni e alcune potrebbero scomparire completamente entro i prossimi 20 anni. Questo significa che nuove scoperte potrebbero arrivare ancora più velocemente, ma anche che molti reperti rischiano di andare perduti se non vengono recuperati in tempo. Una volta fuori dal ghiaccio, infatti, materiali come legno e tessuti non hanno più la stessa protezione e possono deteriorarsi rapidamente. È una vera corsa contro il tempo: da una parte gli archeologi cercano ciò che il disgelo sta restituendo, dall’altra devono riuscire a recuperarlo e conservarlo prima che l’esposizione all’ambiente cancelli tracce rimaste intatte per migliaia di anni.

Ho condiviso l'articolo

  • Haz clic para compartir en Facebook (Se abre en una ventana nueva) Facebook
  • Haz clic para compartir en X (Se abre en una ventana nueva) X
  • Haz clic para compartir en LinkedIn (Se abre en una ventana nueva) LinkedIn
  • Haz clic para compartir en X (Se abre en una ventana nueva) X
  • Haz clic para compartir en WhatsApp (Se abre en una ventana nueva) WhatsApp

Me gusta esto:

Me gusta Cargando...

Relacionado


Descubre más desde Gazzettino Italiano Patagónico

Suscríbete y recibe las últimas entradas en tu correo electrónico.

Previous Post

Una provetta rotta, poi la morte: il mistero della sospetta peste in Siberia

Next Post

L’acqua che non verrà: -50% di neve entro il 2070

Next Post
L’acqua che non verrà: -50% di neve entro il 2070

L’acqua che non verrà: -50% di neve entro il 2070

Gazzettino Italiano Patagónico

© 2026 Gazzettino Italiano Patagónico tutti i diritti riservati Pagina realizzata da GDS Contenidos + RecreArte

Gazzettino Italiano Patagonico

  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial

Compartí el Gazzettino

No Result
View All Result
  • Portada
  • Italia
  • América Latina
  • Mundo
  • Deportes
  • Ecología
  • Sociales
  • Arte
  • Salud
  • Cultura
  • Editorial

© 2026 Gazzettino Italiano Patagónico tutti i diritti riservati Pagina realizzata da GDS Contenidos + RecreArte

Descubre más desde Gazzettino Italiano Patagónico

Suscríbete ahora para seguir leyendo y obtener acceso al archivo completo.

Seguir leyendo

%d