La resistenza svedese delle forze progressiste contro l’avanzata della destra nazionalista. Una speranza politica che deve innescare una narrazione alterativa all’apocalisse «accettabile».
Forse in Svezia, dove si è votato per eleggere il nuovo Governo, le forze progressiste sono riuscite a frenare l’avanzata della destra nazionalista. Sarà necessario attendere ancora qualche giorno per lo spoglio dei voti dei residenti all’estero, ma, stando ai sondaggi e alle proiezioni quasi definitive, la coalizione di opposizione guidata dai Socialdemocratici di Magdalena Andersson è in leggerissimo vantaggio, attestandosi a 176 seggi contro i 173 della maggioranza uscente di centrodestra. Formare il nuovo esecutivo non sarà semplice, ma il verdetto delle urne lancia un segnale chiaro: bocciata la coalizione di governo uscente e il partito di estrema destra suo alleato, fondato da reduci dei movimenti nazisti.
Dopo la forte avanzata dell’AfD in Germania, dalla Svezia arriva dunque un’indicazione diversa, di speranza. Ciò che desta profonda preoccupazione in questa fase politica è l’alleanza tra il potere politico statunitense e gli oligarchi miliardari che controllano la finanza e l’economia globale legata all’intelligenza artificiale. Di fronte alla crisi climatica e alle disuguaglianze crescenti alimentate dall’avidità di pochi, le forze reazionarie non solo ignorano il problema, ma diffondono una visione cinica, incuranti delle conseguenze estreme. Figure come Peter Thiel, importante finanziatore e a capo della Palantir Technologies — azienda specializzata in sistemi d’arma basati sull’IA —, arrivano ad auspicare scenari apocalittici, confidando nella protezione di bunker personali.
Questa logica si riflette anche nelle mosse di Donald Trump che, sulle macerie e sui morti di Gaza, immagina di realizzare una sorta di nuova Las Vegas mediorientale per super-ricchi, pianificando il trasferimento forzato o compensato della popolazione palestinese locale. Tale visione si salda con l’ideologia religiosa di una parte consistente della base trumpiana, che riconosce in JD Vance il proprio punto di riferimento: l’idea di fondo è che un’eventuale catastrofe globale non sia da evitare, ma da accettare come disegno divino da cui i “prescelti” si salveranno.
A tutto ciò si aggiunge l’interesse economico dei magnati della tecnologia, che spingono i governi a incrementare gli investimenti in armamenti intelligenti da loro stessi forniti. Invece di prevenire la catastrofe, la si accoglie come una necessaria selezione naturale per eliminare i più deboli. Che fare? È urgente contrapporre a tutto questo una narrazione alternativa, incentrata sulla solidarietà e sulla cura del pianeta, alimentando il dibattito e costruendo una rete comune tra tutti i movimenti popolari, e sono tanti, che già si oppongono a quanti sperano nella fine del mondo.
Nico Perrone
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