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“Coronavirus in laboratorio”: quelle strane parole dell’uomo di Fauci

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
7 de septiembre de 2026
in Salud
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“Coronavirus in laboratorio”: quelle strane parole dell’uomo di Fauci
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Abbiamo scovato un’intervista alla quale abbiamo avuto difficoltà a credere, talmente era chiara: nel 2019, l’uomo legato ai fondi dell’Istituto di Fauci, diceva queste parole: ”E ora abbiamo trovato, dopo 6 o 7 anni di attività, oltre 100 nuovi coronavirus legati alla Sars, molto vicini alla Sars. Alcuni di loro entrano nelle cellule umane in laboratorio, alcuni possono causare la malattia da Sars in modelli di topi umanizzati e non sono curabili con monoclonali terapeutici, e non puoi vaccinarli con un vaccino. Quindi questi sono un pericolo chiaro e presente”. Potete rileggere, per cortesia, le parole di questa intervista, fatelo per noi: rileggetele.

Adesso, andiamo avanti, dal 2019, arriviamo a pochi giorni fa quando David Morens, per anni braccio destro di Anthony Fauci al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), si è dichiarato “colpevole” davanti a un tribunale federale di Greenbelt, nel Maryland, di associazione a delinquere finalizzata a eludere le leggi sulla trasparenza e a occultare documenti pubblici legati ai finanziamenti per la ricerca sul Covid-19. Insomma di aver nascosto la verità sul covid, e sull’origine del virus.

Morens, 78 anni, era stato incriminato lo scorso aprile. L’accusa: aver ostacolato, a partire dall’aprile 2020, le richieste di accesso agli atti riguardanti le sovvenzioni per lo studio dei coronavirus da pipistrello — proprio quelle collegate all’Istituto di virologia di Wuhan. Rischia fino a cinque anni di carcere; la condanna è fissata per il 12 novembre 2026.

Secondo i pubblici ministeri, Morens si era impegnato a far ripristinare il finanziamento cancellato dal Niaid e a “contrastare la narrazione” secondo cui il virus fosse fuoriuscito da un laboratorio. Per evitare che le comunicazioni finissero sotto il Freedom of Information Act (FOIA), lui e altri avrebbero concordato di scriversi usando l’email personale di Morens invece di quella istituzionale.

La dichiarazione di colpevolezza arriva a un mese da un’audizione al Senato in cui Fauci, per 38 anni alla guida del Niaid e volto della risposta statunitense alla pandemia, si è avvalso ripetutamente (un centinaio di volte) della facoltà di non rispondere. I pubblici ministeri non lo hanno accusato di alcun reato in questo procedimento; già nel 2024, davanti alla Camera, Fauci aveva minimizzato la vicinanza di lavoro con Morens e negato di aver mai usato una mail privata per questioni d’ufficio.

Sull’origine del virus, l’intelligence Usa resta divisa: l’FBI nel 2023 e la Cia nel gennaio 2025 hanno indicato come più probabile una fuga dal laboratorio di Wuhan (la Cia con “basso grado di certezza”), mentre altre quattro agenzie e il National Intelligence Council propendono per un salto naturale da animale a uomo.

L’intervista che inchioda Daszak, dicembre 2019

C’è un antefatto che pesa su tutta la vicenda. Lo citiamo noi per la prima volta, per ora, nessuno lo ha mai tirato fuori. Non ci sentiamo dei fenomeni, sta tutto su YouTube, avrebbe potuto trovarlo chiunque: il 9 dicembre 2019, pochi giorni prima che il virus iniziasse a diffondersi, Peter Daszak, presidente dell’EcoHealth Alliance di New York — l’organizzazione che smistava a Wuhan i fondi Niaid — rilasciava un’intervista, oggi ancora su YouTube probabilmente perché nessuno se n’è accorto! In cui descriveva con evidente entusiasmo il lavoro dei ricercatori dell’Istituto di virologia: la riprogrammazione della proteina spike e la creazione di coronavirus chimerici capaci di infettare topi “umanizzati”, dotati cioè del recettore umano Ace2.

Al minuto 28 del video, Daszak diceva: “E ora abbiamo trovato, dopo 6 o 7 anni di attività, oltre 100 nuovi coronavirus legati alla Sars, molto vicini alla Sars. Alcuni di loro entrano nelle cellule umane in laboratorio, alcuni possono causare la malattia da Sars in modelli di topi umanizzati e non sono curabili con monoclonali terapeutici, e non puoi vaccinarli con un vaccino. Quindi questi sono un pericolo chiaro e presente.”

Parole pronunciate poco più di due settimane prima dei primi casi accertati a Wuhan. Ora arriviamo ai 600mila dollari difesi da Fauci. Nel 2021 Fauci difese pubblicamente il sostegno finanziario Usa all’Istituto di virologia di Wuhan, sostenendo che la sovvenzione ammontasse a 600mila dollari. Oggi, con un suo ex collaboratore che ammette di aver cospirato per nascondere proprio i documenti su quei finanziamenti, quella cifra e quelle giustificazioni tornano al centro delle domande a cui la giustizia americana sta ancora cercando risposta. A Wuhan si facevano ricerche proprio su virus come quello di Sars-Cov-2, una coincidenza?

Peter Cameron Ellis

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