Vi avevamo già parlato della possibilità reale che un fondamentale sistema di correnti oceaniche collassasse. Ora René van Westen, lo stesso esperto che aveva coordinato la ricerca del 2024, ha condotto un nuovo studio in cui avanza nuove ipotesi a riguardo: l’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation, capovolgimento meridionale della circolazione atlantica) potrebbe sopravvivere con un aumento lento della temperatura globale fino anche oltre i 5 °C, ma collassare con un aumento rapido (pari a quello attuale) di solo 2°C. L’AMOC è un sistema di correnti oceaniche che trasporta l’acqua calda dai tropici fino all’Artico, dove si raffredda, densifica e affonda ritornando verso sud e ricominciando il ciclo. L’AMOC mitiga il clima europeo, ed è uno dei motivi per cui l’Europa occidentale ha inverni molto meno rigidi rispetto ad altre zone che si trovano alle stesse latitudini, come il Canada o la Siberia. Se questo sistema collassasse, le temperature in gran parte del Vecchio Continente scenderebbero di ben 10-30 °C, portando quindi a un paradossale raffreddamento del clima nonostante l’aumento della temperatura globale. Attualmente i cambiamenti climatici stanno già contribuendo all’indebolimento dell’AMOC: sciogliendosi, i ghiacci della Groenlandia immettono nell’Atlantico settentrionale acqua dolce, che riduce la densità dell’acqua superficiale mandando in tilt il sistema. Nello studio il team ha utilizzato un modello climatico per simulare la stabilità dell’AMOC sotto tre diversi scenari di riscaldamento globale. Il primo prevedeva un aumento molto lento della concentrazione di CO2, pari a 0,5 ppm (parti per milione) all’anno; il secondo uno scenario cinque volte più rapido; il terzo, dieci volte più rapido, ovvero un ritmo paragonabile a quello attuale. I risultati hanno mostrato che, nello scenario a ritmo molto lento, l’AMOC rimaneva stabile anche oltre i 5°C di riscaldamento. Al ritmo attuale, invece, l’AMOC collasserebbe già a circa 2°C di riscaldamento. Se le emissioni globali non verranno drasticamente ridotte, questo collasso, avverte van Westen, potrebbe verificarsi intorno al 2060. Questo sarebbe dovuto al fatto che, con un aumento rapido della temperatura, le acque superficiali si riscalderebbero e perderebbero densità molto più velocemente di quelle profonde, e questo creerebbe degli strati oceanici caldi e freddi impossibili da mescolare insieme. Lo studio, paradossalmente, ci dà speranza: rallentare bruscamente le emissioni di CO2, pur senza raggiungere il net-zero, potrebbe salvare l’AMOC dal collasso.
Chiara Guzzonato
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