Della tragica piena del fiume Bhotekoshi, che mercoledì scorso ha portato morte e distruzione al confine tra il Nepal e la regione del Tibet, a impressionare sono soprattutto le dimensioni del disastro: già quasi 550 i morti e circa 1.000 i dispersi, secondo le autorità di Kathmandu. Ma le cifre sono destinate inesorabilmente a salire nelle prossime ore. Tra i dispersi anche molti turisti stranieri: 500 quelli evacuati finora.
Crolla il tunnel di una centrale, lavoratori intrappolati
Sul versante nepalese, nel distretto di Rasuwa, dove in due giorni sono state tratte in salvo oltre 800 persone, i soccorritori stanno combattendo una battaglia contro il tempo per salvare un centinaio di lavoratori rimasti ancora intrappolati nel tunnel crollato del cantiere della centrale idroelettrica Upper Trishuli Hydropower Project. Da questa in 350 sono stati già estratti vivi. E mentre la Croce Rossa lancia un appello per 31 milioni di dollari per gli aiuti, il ministero degli Esteri del Nepal ha però annunciato che il Paese non ha bisogno di missioni straniere per far fronte alla situazione.
La paura di nuove inondazioni
Sul versante cinese sono state interrotte le operazioni di soccorso nella regione del Tibet, precisamente nell’area colpita di Gyriong, a causa di un lago formatosi a seguito della frana in un punto vicino alla confluenza tra i fiumi Chhochen Khola e Purepu Tsangpo. Il lago, la cui capacità stimata è di circa due milioni di metri cubi d’acqua, sta iniziando a tracimare e si teme possa straripare nelle prossime ore anche a causa delle precipitazioni previste, provocando nuove inondazioni con conseguenze devastanti nella zona del valico già duramente provata.
Roberta Barbi
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