“Entrambi veniamo dalle montagne, lui dell’Alto Adige e io della Serbia. Avevamo scelto lo sci come sport, abbiamo lasciato casa a 13 anni, siamo stati costretti a diventare uomini in fretta, lontano dalla famiglia e dagli affetti. Non c’è alcun dubbio che lo sci ci abbia dato l’elasticità, i movimenti, la capacità di scivolare su ogni superficie: la flessibilità delle caviglie origina dalla neve tanto quanto l’equilibrio e la coordinazione tra arti superiori e inferiori. E non sto a entrare in dettagli più tecnici sul tipo di tennis che io e Jannik giochiamo: le similitudini abbondano anche lì. Quindi, per risponderle in breve: sì, mi rivedo in Sinner“. Novak Djokovic ribadisce al Corriere della Sera di essersi sportivamente reincarnato in un campione altoatesino che al momento domina il tennis al posto suo. “Non parlerei di ossessione ma di dedizione, costante e totale, al tennis – dice Djokovic – Osservo la sua e mi ci ritrovo completamente: la voglia di migliorarsi, crescere, evolversi sotto ogni punto di vista. Jannik, come me, non si accontenta mai. Ha la mentalità del campione, l’ha sempre avuta. È una forza dominante, eppure si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. E, mi creda, non c’è vittoria che possa appagare quella fame, nemmeno 24 titoli Slam. Al di là del tennis, è l’aspetto del carattere che più mi avvicina a Sinner. Il tennis è uno sport individuale: non esistono sostituzioni, non puoi fermarti cinque minuti a bordo campo mentre il gioco procede, non ci sono compagni che possono aiutarti. Sei solo con te stesso. Se hai un giorno no, sei fuori. Il tennis è spietato, brutale. Ogni tanto mi dicono: Nole, sei come Leo Messi… Magari! A 39 anni mi piacerebbe giocare soltanto 90 minuti”. Djokovic parla al Corriere del suo tennis “multi-olistico”: “Sono fermamente convinto che ogni cosa che faccio impatti la mia performance: come mangio, come dormo, come respiro, come penso. Come mi porto in giro per il mondo, insomma. La disciplina è alla base di qualsiasi successo. Vivere nel presente, qui e ora, è la chiave per un’esistenza consapevole. Senza evoluzione, non c’è crescita. Mi spiego. La stagnazione non esiste nel mio modo di vedere: se non progredisci, regredisci. Non c’è alternativa. Quindi non si può mai fare conto solo sui talenti che abbiamo coltivato fino a quel momento. Quei talenti non bastano: vanno affinati. E ne vanno trovati e fatti fiorire altri. Ieri è passato, non conta più. Contano oggi e quello che puoi costruire domani”.
Antonio Gigante
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