Il Dipartimento di Stato Usa ha negato che la missione di due suoi funzionari in programma in Brasile – annunciata e poi impedita dal governo di Luiz Inacio Lula da Silva – avesse l’obiettivo di interferire nelle elezioni presidenziali del 4 ottobre. Washington definisce «una menzogna priva di fondamento» le accuse secondo cui la visita sarebbe servita a delegittimare il sistema elettorale brasiliano. In una nota, la diplomazia di Washington ha spiegato che il segretario aggiunto Riley M. Barnes e il suo vice Samuel Samson avrebbero dovuto recarsi a Brasilia dal 27 al 30 luglio per una «visita di routine», prevedendo incontri con rappresentanti del governo, leader religiosi e organizzazioni della società civile per discutere di integrità elettorale, libertà religiosa e libertà di espressione. La replica arriva dopo che il ministero degli Esteri brasiliano ha negato il visto d’ingresso ai due diplomatici, con una decisione adottata poco prima della pubblicazione di un’inchiesta del Washington Post, secondo cui la missione avrebbe dovuto raccogliere elementi per mettere in discussione l’affidabilità delle urne elettroniche brasiliane. Brasilia ha giustificato il rifiuto con il carattere «inusuale» della missione, mentre esponenti della politica e della magistratura l’hanno definita un possibile tentativo di interferenza esterna nel processo elettorale. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente Lula, affermando che qualsiasi tentativo straniero di influenzare il voto brasiliano avrebbe «conseguenze» e ribadendo che saranno gli elettori a decidere il futuro del Paese.



