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Droga, il grande inganno del proibizionismo: decenni di divieti e nessuna vittoria

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
27 de julio de 2026
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Droga, il grande inganno del proibizionismo: decenni di divieti e nessuna vittoria
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La storia recente del mondo ci conferma che, mantenendo la proibizione sulle sostanze psicoattive, queste aumentano. Si spargono nel mondo e, là dove sono presenti da più tempo non per motivi di tradizioni etnobotaniche, aumentano in potenza. Dopo oltre 60 anni di norme internazionali e 36 di leggi nazionali, si insiste nel mantenerle fuorilegge; allo stesso tempo si aumentano gli investimenti per il controllo della produzione, del traffico, dello spaccio e dell’uso – specie tra i minorenni – di tutto quanto non si è riusciti a controllare o si è concorso a far espandere. Non esiste un argomento razionale che sia uno per cui, a fronte di un costante aumento di tutte le attività illegali, si debba insistere con le stesse misure che non hanno inciso di una virgola sul fenomeno per cui sono state imposte. Se da una parte, quindi, si persevera con le stesse leggi e politiche, dall’altra si denuncia che il “proibizionismo ha fallito”. Siamo tra l’incudine dei divieti e il vuoto politico del martello (che una volta s’accompagnava alla falce). Se il proibizionismo non avesse fallito, cioè se lo Stato di polizia avesse funzionato, saremmo stati d’accordo con le violente politiche paramilitari capaci di eradicare le colture, con spedizioni notturne per arrestare migliaia di persone e scoraggiare l’uso personale a suon di retate, fermi, interrogatori, pisciate, analisi del sangue, eccetera, o video clip del menga? A seconda della risposta si capisce se si è antiproibizionisti o altro. Quindi, contro l’incudine e il martello, che a questo punto si tengono in vita vicendevolmente, l’unica via non percorsa in nessun Paese del mondo c’è l’alternativa tradizionale dell’antiproibizionismo radicale: la regolamentazione legale di tutte le condotte oggi penalizzate dalle varie leggi in giro per il mondo. Condotte che, però, non possono riguardare solo le sostanze psicoattive cosiddette “leggere” (che ormai sono sempre meno leggere di quanto non erano anni fa), ma devono interessare tutti i principi attivi oggi proibiti. Poi si potranno trovare vari modelli di produzione e distribuzione delle sostanze, ma mezze misure o esclusioni a seconda della pericolosità non serviranno a nulla – e i problemi delle legalizzazioni recenti negli USA e in Europa ce lo confermano. Chi oggi non si rende conto che i recenti raid della polizia non sono stati ordinati per garantire sicurezza, ma solo per insistere con false risposte, spesso a falsi problemi (fortunatamente l’uso delle droghe è sempre meno problematico malgrado il fatto che ce ne siano di più e sempre più potenti), è vittima di una potentissima macchina propagandistica che vive anche del vaniloquio di chi dice di opporvisi, salvo poi affermare duramente di essere contro “la cultura dello sballo”, ma pronto a “riappropriarsi del termine sicurezza”. Qui il problema non è l’insicurezza, e non solo perché i dati ci dicono che l’Italia è uno dei Paesi con il più consolidato e costante calo della criminalità, ma il perché oggi ci sono ancora fenomeni come lo spaccio illegale di sostanze psicoattive. Fino a quando non si capisce questo, tutto il resto servirà solo a mettere sotto controllo pesci piccoli o deboli, a sprecare milioni di soldi pubblici per il nulla e ad avvampare le folle nella più classica guerra tra poveri (di spirito). Se c’è una cosa che ha fallito è, eventualmente, il pensiero critico – pensiero critico che, non essendo mai stato radicale, cioè non è mai andato alla radice dei problemi, è stato connivente col pensiero dominante del regime. Qualsiasi regime, democratico o no.

Marco Perduca

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