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Argentina, l’impegno delle comunità locali contro la devastante corsa all’oro

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
25 de julio de 2026
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Argentina, l’impegno delle comunità locali contro la devastante corsa all’oro
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La miniera di Veladero, situata nella Cordigliera delle Ande, ha costretto le popolazioni locali a scendere in piazza per difendere i propri diritti e l’ambiente circostante. Carolina Caliva, membro della Red iglesias y minería: «Questo sito, come altri mega progetti estrattivi, si trova all’interno della riserva della biosfera di San Guillermo, patrimonio dell’Unesco: a rischio la biodiversità che invece dovrebbe essere protetta».

Da San José de Jáchal per arrivare alla miniera d’oro di Veladero, nella Cordigliera delle Ande, si devono percorrere oltre 200 chilometri di strade asfaltate e sentieri sterrati fatti di ghiaia e terra battuta. Bisogna coprire un dislivello che va dai 1.100 metri del capoluogo del dipartimento di Jáchal fino agli oltre 4.000 metri di uno dei siti estrattivi più problematici di tutta l’Argentina. I minatori che lavorano a Veladero non vivono nei pressi della miniera. Ogni mattina, prima dell’alba, numerosi pullman e minibus, organizzati dalla compagnia proprietaria del sito, li prelevano da San José de Jáchal e dalla città di San Juan, capoluogo dell’omonima provincia che comprende l’intero dipartimento di Jáchal, e li portano nel cosiddetto “campamento” dotato di alloggi, mensa, infermeria, aree ricreative. Quando cala l’imbrunire, torna alle proprie case solo chi ha terminato il proprio periodo di 14 giorni, fatti di 12 ore di lavoro con turni estenuanti anche di notte

Diritti e ambiente

In Argentina, le miniere d’oro attualmente in attività sono quattro: due nella provincia di San Juan, che si trova nel centro-ovest della nazione, e due nella provincia di Santa Cruz, al sud. Tutte hanno avuto l’approvazione del governo nazionale e delle amministrazioni locali. «Ma la miniera di Veladero della provincia di San Juan viola sistematicamente diverse leggi: quella sui rifiuti pericolosi, quella generale sull’ambiente, quella sulla protezione dei ghiacciai. Senza contare il Codice minerario, spesso dimenticato». Ecco perché Carolina Caliva si spinge ad affermare che «Veladero è illegale».  Come membro della Red iglesias y minería — organismo ecumenico internazionale che mette insieme organizzazioni della società civile, comunità cristiane, congregazioni religiose e leader indigeni che si battono contro gli effetti negativi dell’industria estrattiva — e coordinatrice del gruppo Laudato Si’ della parrocchia di San José de Jáchal, Caliva rivela ai media vaticani che è proprio la sua gente ad essere la più colpita dalle attività di Veladero.

Presunti sversamenti

Il dipartimento di Jáchal conta 27.000 abitanti, metà dei quali vive nella città di San José de Jáchal, l’altra metà sparsa in più piccole comunità rurali. Fino al 2010, a dissetare la popolazione della città era il fiume Jáchal, alimentato dallo scioglimento dei ghiacciai della Cordigliera delle Ande. Ma negli anni successivi, il timore che le acque potessero essere contaminate dagli spurghi di lavorazione della miniera ha spinto le autorità a costruire un acquedotto che utilizza una falda sotterranea diversa, situata a 22 chilometri a nord e chiamata Pampa del Chañar. Però, spiega Caliva, «le popolazioni rurali della zona continuano lo stesso a prelevare acqua sotterranea dal bacino del fiume Jáchal tramite pozzi. E analisi recenti hanno dimostrato che in quest’acqua ci sono stati 19 sversamenti minerari che hanno fatto aumentare la presenza di metalli pesanti come il mercurio, il manganese e l’alluminio. Veleni per gli uomini, la terra, le persone».

Agrioltura a rischio

Fino a non molto tempo fa,  l’aerea di Jáchal era annoverata tra i produttori più eccellenti di cipolle, venivano esportate perfino in Brasile. «Ora la superficie coltivabile si è ridotta a un terzo e viene irrigata in gran parte con l’acqua superficiale del fiume. In più, come se non bastasse, a causa della crisi idrica, ai produttori agricoli viene interrotta l’acqua di irrigazione per 120 giorni all’anno».

Proteste e contestazioni

Nel novembre del 2025, da Veladero si sarebbe verificato un imponente sversamento inquinante che sarebbe stato tenuto nascosto alla comunità, contribuendo, sostiene Caliva, alla distruzione dei ghiacciai della Cordigliera già messi sotto pressione dall’emissione di gas serra nel cuore della montagna che ospita il sito estrattivo. «Sono più di dieci anni che la nostra gente protesta attraverso l’Assemblea Jáchal no se toca, che ha insediato un accampamento davanti al municipio fin dalla prima grande fuoriuscita dalla miniera, nel settembre 2015. E da allora chiediamo giustizia denunciando la moria di pesci e chiedendo che non venga sfruttata la miniera d’oro e di terre rare che si trova sopra le falde acquifere di Pampa del Chañar, l’ultima fonte di acqua pura della cittadina».

Mega progetti futuri

Oltre a Veladero e alle altre tre miniere d’oro legali, in Argentina ci sono più di cento progetti esplorativi per l’estrazione del metallo giallo. La situazione di forte instabilità internazionale e le guerre diffuse — Ucraina e Medio Oriente tra tutte — stanno spingendo gli investitori ad acquistare sempre più oro, considerato “bene rifugio” per eccellenza. E quando la domanda cresce aumenta anche il prezzo, che invoglia le compagnie minerarie a produrne sempre di più: nel 2025 ne sono state estratte 3.672 tonnellate, un record mondiale. In questo contesto, ammette Caliva, «in Argentina l’esplorazione mineraria è effettivamente cresciuta.  La cosa tragica è che la miniera di Veladero e i mega-progetti minerari come quello di Vicuña (situato a oltre 4.000 metri sulla Cordigliera delle Ande al confine con il Cile  che dovrebbe diventare uno dei più grandi complessi minerari al mondo per l’estrazione di rame, oro e argento ndr) si trovano all’interno della riserva della biosfera di San Guillermo, patrimonio dell’Unesco e  potrebbero distruggere la biodiversità che invece dovrebbe essere protetta. Una vera e propria follia».

Federico Piana

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