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Meloni in tuta arancione: la premier nella lista nera per la morte di Khamenei

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
14 de julio de 2026
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Meloni in tuta arancione: la premier nella lista nera per la morte di Khamenei
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Il quotidiano iraniano Hamshari, di proprietà del comune di Teheran, ha pubblicato l’11 luglio 2026 una controversa “lista nera”. Tra i nomi e le immagini presenti, spicca quella della premier italiana Giorgia Meloni, ritratta in uniforme arancione, simile a quella dei detenuti, accanto a una didascalia che la indica come uno dei presunti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei. La lista è stata accompagnata da un messaggio del figlio di Khamenei, Mojtaba, che ha promesso “vendetta” contro coloro che considera responsabili dell’accaduto.

Chi c’è nella lista

Oltre alla premier italiana, la lista include i nomi e le immagini di diversi leader di stati occidentali e alleati degli Stati Uniti. Tra loro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi raffigurati con un bersaglio sulla fronte, il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Il messaggio implicito lascia intendere un’accusa diretta nei confronti di queste figure politiche. Nella lista nera si trovano anche alti funzionari americani e israeliani, tra cui il segretario di Stato americano Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il comandante del Centcom, il generale John Cooper. In rappresentanza di Israele sono stati citati il ministro della Difesa Yisrael Katz, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar e il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Eyal Zamir.

La vendetta di Mojtaba Khamenei

Il messaggio di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah scomparso, ha ulteriormente amplificato il significato di questa lista. Nella nota diffusa il 11 luglio 2026, Mojtaba ha dichiarato che “la vendetta deve essere compiuta” contro chi avrebbe avuto un ruolo nella morte del padre perché “lo chiede la Nazione”.

N.P.

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