Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno, ormai da vent’anni, è ufficialmente il più caldo mai registrato: del secolo, del millennio, del multiverso. Sembra un cinecomic Marvel in cui il supereroe si chiama Cambiamento Climatico, capace di battere ogni record — spesso il proprio, di appena lo 0,01°C — con la stessa regolarità con cui esce un sequel. Manca solo la scena post-titoli di coda: “Il riscaldamento globale tornerà nel prossimo report”. Peccato che la scienza, quella vera, sia fatta di dubbi più che di certezze granitiche. Stefensen mostra, su dati del nucleo di ghiaccio groenlandese, che i cambiamenti climatici avvengono anche in pochi anni, per cicli decennali naturali, e che la CO2 non è affatto l’unica variabile in gioco. Del resto la CO2 rappresenta lo 0,04% dell’atmosfera: difficile crederla la sola regista di un sistema climatico complesso e multivariabile. Anche i numeri tondi ingannano se non contestualizzati: l’Antartide ha perso, tra il 1992 e il 2017, circa 2.720 miliardi di tonnellate di ghiaccio — che suona apocalittico finché non lo si rapporta ai 27 milioni e 600mila miliardi di tonnellate di massa totale: lo 0,011%. Nel frattempo un solo vulcano, l’Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, potrebbe influenzare il riscaldamento globale fino a 1,5°C nel decennio successivo alla sua eruzione [9], con un aumento di cinque volte dell’aerosol stratosferico e del 13% della massa d’acqua in stratosfera: vapore acqueo, il gas serra più abbondante in assoluto, prodotto non dall’uomo ma dalla Terra che si schiarisce la voce. Il fatidico “97% degli scienziati concordi” nasce non da uno studio peer-reviewed ma da una lettera, pubblicata su una rivista settimanale con impact factor 3,68 — contro il 69,50 di Nature. E i modelli previsionali, quelli che negli anni ’70 immaginavano un’imminente era glaciale, restano oggi imprecisi perché trascurano variabili come sole, nuvole e feedback atmosferici; coerentemente, i dati satellitari sulla troposfera non confermano le proiezioni dei modellisti. Sugli eventi estremi, la stessa IPCC mostra nella sua tabella di sintesi una prevalenza di “confidenza bassa o nessuna tendenza” per alluvioni, siccità, tornado e cicloni. Sull’acidificazione degli oceani: il pH marino resta saldamente basico — tra 7,7 e 8,4 nel Mar Cinese Meridionale, senza alcun trend crescente— mentre la CO2 atmosferica cresce in modo lineare da 280 a oltre 412 ppm, suggerendo che il riscaldamento oceanico possa avere un ruolo trainante quantomeno pari a quello antropico. E se qualcuno scomoda il Nobel Parisi, ricordi che il fisico vinse il premio anche per lavori sulla risonanza stocastica, secondo cui piccole variazioni del flusso solare spiegherebbero oscillazioni paleoclimatiche fino a 10°C— mentre altri due Nobel per la Fisica, Clauser e Giaever, la pensano in modo opposto sull’origine antropica del riscaldamento. Infine, prima di spegnere il riscaldamento di casa in nome del pianeta, vale la pena ricordare che l’1% più ricco del mondo inquina quanto 5 miliardi di persone, Morale: se la scienza è dubbio, il giornalismo climatico è certezza granitica. E i titoli, tutti identici da vent’anni, lo dimostrano. Vi invito a leggere l’ottimo libro, con centinai di citazioni scientifiche autorevoli, “La Grande Bugia Verde” di Nicola Porro, dove vengono intervistati scienziati del CNR, del MIT, e di molte università nazionali e internazionali, e smontati i luoghi comuni più iconici sul cambiamento climatico!
Peter Cameron Ellis



