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Ma quale America first, Trump prima pensa alle sue tasche

Gazzettino Italiano Patagónico by Gazzettino Italiano Patagónico
2 de julio de 2026
in Editorial
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Ma quale America first, Trump prima pensa alle sue tasche
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Quando parla Trump, come la gran parte dei politici, il ritornello che ripetono a favor dei gonzi è che lui (loro) sono lì per servire il popolo, che svolgono un fondamentale servizio per migliorare la vita dei comuni mortali. Poi arriva la dichiarazione dei redditi e si scopre che il Presidente degli Stati Uniti nell’ultimo anno si è intascato due miliardi di dollari grazie a operazioni finanziarie ed economiche, tra criptovalute, resort e contratti internazionali, il più delle volte collegate proprio alla sua funzione presidenziale. Alla faccia dell’America first, qui di first ci sono le tasche di Trump. Purtroppo, purtroppo, da anni assistiamo a una vera e propria ‘privatizzazione’ del potere politico. Fare politica è solo l’occasione di sfruttare a più non posso le possibilità che nascono grazie all’uso sapiente del marketing (di se stessi) veicolato attraverso i media che garantiscono grande visibilità. Gli uomini e le donne a libro paga dell’amministrazione Trump hanno difeso i successi del loro datore di lavoro che sta rendendo l’America più forte e ricca. E non fa niente che poi non ci sia un dato che conferma questa loro tiritera, per loro, per i neuroni ancora funzionanti rimasti, la verità è questa e guai se gli altri non seguono. A novembre, con le elezioni di metà mandato, vedremo se vincerà la favola di Trump o la dura verità.

DALLE BRICIOLE ALLA RABBIA

Tornando al problema centrale, la politica che diventa sempre più un affare per pochi eletti, è chiaro che concentrandosi la ricchezza sempre più in cerchie ristrette, al popolo spettatore le briciole che arrivano sono sempre più briciole. E quando la vita è piena di briciole, alla fine si sbriciola e monta la rabbia, il rancore contro chi ogni giorno trova la tavola apparecchiata solo per lui. I comuni cittadini, che guardano in tv o sui loro cellulari le immagini di questi fanta miliardari che ogni giorno fan festa, mentre loro sono costretti a scegliere bene quali prodotti alimentari possono portare a casa. Il cibo è sempre più caro e il carrello quasi non serve più, perché con i soldi di ieri ora ti bastano un paio di buste. E anche da queste situazioni monta la rabbia, il rancore.

LA FRUSTRAZIONE, UN’ARMA POLITICA COLLETTIVA

Quando le persone sentono che la politica è diventata solo un affare per pochi e che il popolo non ne trae alcun guadagno, i programmi per migliorare le condizioni di vita passano in secondo piano e subentrano le emozioni forti. I capi politici di questa fase storica sono maestri nel canalizzare questa massa di individui frustrati in arma politica collettiva. Dalla tristezza per la propria condizione, per lo più racchiusa nelle quattro mura di casa, si passa alla rabbia che si trasforma in azione perché ha bisogno di un colpevole. Il messaggio che viene usato è : “Voi state male non per sfortuna, ma perché qualcuno vi sta derubando”. Si passa quindi al “Noi contro Loro”, e Trump è maestro in questo, per lui non esiste complessità: o stai con lui, che ha ragione e che è anche unto dal Signore, o contro e devi essere annientato. Con sempre più riferimenti alla chiacchiera del ‘popolo puro, formato da onesti e umili cittadini abituati a essere comandati e a dire sempre di sì senza creare problemi a chi gli molla qualche spicciolo per campare. Non finisce qui, perché anche la rabbia va controllata, indirizzata e trasformata in rancore. La rabbia esplode, mentre il rancore sociale è a lungo termine. Cova, cova e si mangia l’anima. Si arriva a credere che si stia in quelle condizioni perché qualcuno, il più delle volte i poveri cristi ultimi arrivati, se ne stanno approfittando e stanno rubando le risorse del ‘popolo puro. Il populismo, con Trump in testa, è riuscito a intercettare questa frustrazione promettendo una “rivincita” storica, la favola di ritornare alla bell’America che fu.

LA DECLINAZIONE TRUMPIANA IN ITALIA?

Per quanto riguarda anche l’Italia, casa nostra, possiamo già trovare molte similitudini. Soprattutto guardando al successo registrato dai sondaggi del generale Vannacci sceso in politica. Quando i cittadini provano rancore verso le istituzioni tradizionali, tendono a rifiutare la complessità della politica democratica (fatta di mediazioni, tempi lunghi e burocrazia). Si preferisce il leader carismatico che parla “come la gente comune”, che usa un linguaggio diretto e che promette soluzioni drastiche, immediate e apparentemente semplici a problemi strutturali enormi. E poi è pure un generale, vuoi mettere? Magari alla fine scopriremo che, come molti ‘generali’, mandava sempre avanti la prima linea per vedere se c’era posto per la seconda.

Nico Perrone

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