“Il battere su una tubazione metallica in risposta alla chiamata è il segnale che qualcuno è in vita sotto le macerie”: lo scrivono i Vigili del fuoco arrivati dall’Italia in Venezuela con un unico obiettivo, salvare più vite possibili, dopo che il Paese latino è stato colpito da forti scosse di terremoto il 24 giugno scorso, con magnitudo superiore a 7. E il team dei soccorritori nazionali sta scavando da oltre 13 ore a Macuto, nello stato di La Guaira, il più colpito, nel tentativo disperato di salvare una giovane donna e i suoi tre figli sepolti, sotto le macerie della propria casa. A complicare le operazioni, ci ha pensato una nuova forte scossa di assestamento di magnitudo 5.1 registrata proprio oggi, con epicentro proprio vicino a La Guaira.
RICEVUTI SEGNALI DI RISPOSTA DELLA DONNA DALLE MACERIE
È una corsa contro il tempo per salvare questa famiglia intrappolata da oltre quattro giorni sotto le macerie di una palazzina di otto piani che si è sgretolata. “La donna- ha spiegato nella prima fase delle ricerche il portavoce dei Vdf, Luca Cari, ai giornalisti italiani di Rai e Corriere della Sera- ha risposto alle nostre sollecitazioni, battendo contro un tubo. Era cosciente e prima aveva anche scambiato qualche messaggio su Whatsapp con il fratello“. I soccorritori italiani stanno cercando di raggiungerli dal lato a sinistra dell’edificio crollato, i ‘colleghi’ ecuadoregni ci provano da quello che era l’ingresso principale, infine da destra presidiano gli olandesi con il loro cane da ricerca. Il marito della donna è l’unico scampato al crollo: era al lavoro quando la terra ha tremato.
UNA NUOVA SCOSSA RALLENTA LE OPERAZIONI E GELA SPERANZE: “NON SENTIAMO PIÙ SEGNALI”
Ora però, dopo l’ultima forte scossa di assestamento, l’operazione ha subito un rallentamento. “I vigili del fuoco che erano all’interno dell’edificio stanno bene”, assicura il portavoce dei soccorritori. “Stiamo facendo una ricognizione per vedere se ci sono state modifiche, se si sono avuti dei danni dalla nuova scossa”, chiarisce. Però “non sentiamo segnali della persona che riuscivamo sentire questa mattina“, aggiunge. Sono ormai passate 96 ore dalla prima scossa.
L’operazione è complessa e lunga: i soccorritori scavano da quasi 13 ore, senza interruzione, a turni di otto ore e dandosi il cambio ogni 10 minuti all’interno della buca scavata tra le macerie. Ad assisterli anche un infermiere. Su un grande foglio bianco hanno ricostruito una mappa dei primi tre piani schiacciati sotto la pressione dei cinque superiori che hanno mantenuto la loro struttura. La famiglia da salvare si trovava al primo piano.
Cristina Rossi



