«Esprimo piena solidarietà a Edoardo Sylos Labini per gli attacchi ricevuti in occasione dell’iniziativa legata al Festival delle Città Identitarie. Parliamo di un progetto culturale itinerante che da anni attraversa decine di città e borghi italiani raccontando storie, identità, protagonisti e percorsi che compongono il patrimonio nazionale, spesso andando oltre schemi interpretativi consolidati e una certa visione autoreferenziale della cultura. La domanda è semplice: chi decide di cosa si può parlare, di chi si può parlare e in quale modo? In una democrazia matura il confronto non si teme e la conoscenza non si limita. Studiare figure storiche, approfondire contesti, aprire archivi, promuovere dibattito e ricerca significa esercitare libertà intellettuale e responsabilità culturale. Preoccupa invece il tentativo, da parte di alcuni settori politici e sindacali, di trasformare il dissenso in una forma di interdizione preventiva del confronto pubblico. La libertà di espressione, di ricerca e di approfondimento è un valore da difendere sempre, anche quando mette in discussione narrazioni considerate intoccabili. Ormai siamo abituati a questa voglia di censura e di dare patenti come sta succedendo con la fiera Più libri più liberi, ma la voglia di fare cultura liberamente vincerà. L’Italia ha bisogno di più confronto, più studio e più fiducia nella capacità dei cittadini di comprendere la complessità della storia».



